Merkel nella cristalleria

Domenica scorsa, all’interno del governo tedesco, si è discusso delle sorti della Grecia. Secondo alcune indiscrezioni riportate dallo Spiegel, infatti, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, avrebbe suggerito una “dimostrazione di solidarietà” nei confronti di Atene alla vigilia delle elezioni europee, anche per puntellare l’attuale governo. Nein, ha risposto la cancelliera, Angela Merkel.

Merkel nella cristalleria

Domenica scorsa, all’interno del governo tedesco, si è discusso delle sorti della Grecia. Secondo alcune indiscrezioni riportate dallo Spiegel, infatti, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, avrebbe suggerito una “dimostrazione di solidarietà” nei confronti di Atene alla vigilia delle elezioni europee, anche per puntellare l’attuale governo. Nein, ha risposto la cancelliera, Angela Merkel. Se Atene riceverà aiuti finanziari prima del voto di fine maggio – è il ragionamento della Merkel – i cristiano-democratici saranno certamente oggetto di attacchi polemici da parte degli euroscettici di Alternative für Deutschland, potenziali concorrenti nelle urne. Conta poco, agli occhi del paese leader dell’Eurozona, quel che nel frattempo accade in Grecia. Il pil nel 2013 è calato di un altro 3,7 per cento (dopo il meno 6,4 del 2012), meno però delle attese degli analisti internazionali (che si attendevano un meno 4,2). L’avanzo primario, al netto degli interessi sul debito, è arrivato a 1,5 miliardi di euro, cioè 800 milioni in più rispetto alle previsioni delle organizzazioni internazionali. Ammesso che una cura da cavallo sarebbe stata comunque necessaria, in quella che era da anni una delle economie più sgangherate del Vecchio continente, questi piccoli passi in avanti avrebbero potuto ricevere un’altra accoglienza a Bruxelles e a Berlino. Così non è stato. Sembra di rivedere il film cominciato nel 2009-2010: allora, anche per favorire il deflusso delle banche tedesche e francesi troppo esposte verso Atene – basta guardare i dati della Banca dei regolamenti internazionali –, si traccheggiò più del dovuto prima di imporre perdite ai creditori. Anche a costo di aumentare il prezzo del contagio finanziario. Eppure non mancarono, si è venuto a sapere poi, pressioni del Fondo monetario internazionale per un haircut più rapido del debito. Oggi, di nuovo, motivazioni di politica interna tedesca sembrano prevalere sulla razionalità diplomatica ed economica. Berlino ha un pil che è 14 volte quello di Atene; che la sua opinione conti è legittimo. Che tutte le altre cancellerie non battano ciglio è invece un caso di meschino provincialismo. Matteo Renzi si appunti anche questa parabola in vista dell’incontro con Merkel. Ci sono ragioni europeiste per tentare di contenerla.

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