Le due facce della legislatura

Il Tesoro che studia Renzi per evitare che il governo si trasformi in un Letta bis

Matteo Renzi dice che questa è la volta buona, che entro la settimana presenterà la sua squadra, che il suo governo ha un orizzonte legato all’intera legislatura, che il suo esecutivo andrà avanti al ritmo di una riforma al mese, che occorrono ancora un paio di giorni per mettere a fuoco il programma, che entro febbraio verrà approvata la legge elettorale (e l’abolizione del Senato), che entro marzo sarà approvato un piano sul lavoro, che entro aprile verrà varata una riforma sul fisco e nonostante i molti “ni” e molti “no” ricevuti negli ultimi giorni da alcuni amici ai quali aveva chiesto di impegnarsi al governo (Alessandro Baricco, Andrea Guerra) la giornata di ieri non poteva andare meglio.

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Il Tesoro che studia Renzi per evitare che il governo si trasformi in un Letta bis

Matteo Renzi dice che questa è la volta buona, che entro la settimana presenterà la sua squadra, che il suo governo ha un orizzonte legato all’intera legislatura, che il suo esecutivo andrà avanti al ritmo di una riforma al mese, che occorrono ancora un paio di giorni per mettere a fuoco il programma, che entro febbraio verrà approvata la legge elettorale (e l’abolizione del Senato), che entro marzo sarà approvato un piano sul lavoro, che entro aprile verrà varata una riforma sul fisco e nonostante i molti “ni” e molti “no” ricevuti negli ultimi giorni da alcuni amici ai quali aveva chiesto di impegnarsi al governo (Alessandro Baricco, Andrea Guerra) la giornata di ieri non poteva andare meglio: l’incarico ricevuto dal presidente della Repubblica, la vittoria ottenuta dal centrosinistra in Sardegna, i quattordici segretari regionali conquistati alle primarie e una squadra di governo che comincia a intravedersi all’orizzonte. Oggi inizieranno le prime consultazioni del presidente incaricato (non sono previsti, al momento, incontri con Greenpeace, Legambiente, Touring Club Italiano e Wwf) ed entro domani Renzi chiarirà quali sono i nomi che andranno a occupare le caselle più importanti del governo Leopolda, quelle cioè che indicheranno meglio di qualsiasi piattaforma programmatica il percorso che il Rottamatore traccerà sul tom tom di Palazzo Chigi: il Tesoro e lo Sviluppo. Il criterio con cui Renzi intende scegliere il successore di Fabrizio Saccomanni e di Flavio Zanonato appare lineare: al Tesoro vuole un ministro che possa certificare l’emancipazione dell’Italia dalle catene della tecnocrazia, e per questo la pista seguita è quella di cercare un politico e non un tecnico, mentre allo Sviluppo è alla ricerca di un volto che possa certificare l’intenzione di trasformare il paese in un’azienda efficiente, e per questo Renzi vuole non un imprenditore ma un amministratore delegato. Al momento la partita più complicata è quella dell’Economia – ieri Fabrizio Barca, chiacchierando con un falso Vendola alla “Zanzara”, ha fatto sapere che, nonostante le molte e autorevoli e irrefrenabili pressioni ricevute, lui, con coraggio e coerenza, continuerà a non voler essere della partita – e dietro i dubbi di Renzi sul ministero più importante si indovina una partita più grande con cui il segretario dovrà fare i conti: mettere insieme la richiesta di Napolitano di dare continuità alle politiche economiche dei precedenti governi, la richiesta del governatore Mario Draghi di avere un ministro con cui possa facilmente triangolare per portare l’Europa fuori dall’austerità e la necessità del sindaco di non ritrovarsi nella stessa condizione in cui si sono trovati molti suoi predecessori: ovvero con un ministro dell’Economia attento più agli input extra governativi che a quelli governativi. In questo senso, l’appunto lasciato domenica mattina da Renzi sulla sua scrivania di Palazzo Vecchio, con il nome “Graziano Delrio” segnato accanto alla casella “Tesoro”, tradisce una volontà del Rottamatore: poter contare all’Economia su una persona competente e di fiducia che possa riflettere, senza troppi vincoli esterni, la volontà del presidente del Consiglio. Renzi sostiene che sia questa l’unica strada per far viaggiare la maggioranza che fino alla scorsa settimana appoggiava Letta a una velocità diversa da quella del carissimo amico Enrico ma nel piano del segretario esiste anche un’altra carta che intende giocare per dare al governo la possibilità di essere più operativo rispetto a quello del suo predecessore: l’utilizzo estremo di due strumenti delicati come i decreti ministeriali e i “dpcm” (decreti del presidente del Consiglio dei ministri) che come si sa sono provvedimenti che hanno valore di legge ma che non hanno bisogno di passare per il voto parlamentare. La miscela composta da questi elementi non potrà però sprigionare una forza concreta senza che Renzi realizzi subito la sua prima promessa: riforma elettorale entro febbraio. Il calendario della Camera in realtà sembra proibitivo e considerando che tra il 21 e il 28 scadono cinque decreti sarà complicato riuscire a inserire l’approvazione dell’Italicum prima che finisca il mese (più probabile avvenga nella settimana tra il 3 marzo e il 7 marzo). Renzi è però convinto che bisogna forzare subito la mano per utilizzare un’arma che Letta non ha mai potuto adottare: governare lasciando credere ai parlamentari che l’orizzonte sia quello della fine della legislatura ma imporre le riforme minacciando gli alleati di andare a votare nel caso in cui qualcuno si metta in testa di far saltare le riforme. Con la legge elettorale il piano può funzionare. Ma più la legge verrà rinviata e più per Renzi sarà complicato avere in mano le chiavi per far andare alla giusta velocità la Smart del governo Leopolda.

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