I fantasmi del NouvelObs

“Génération reac”, generazione reazionaria: senza tanti complimenti, il settimanale francese Nouvel Observateur del 13 febbraio gratifica del peggior epiteto scagliabile da sinistra i movimenti in difesa della famiglia, contro il matrimonio gay e contro l’ABCD del gender a scuola. Sarebbe la Francia dei “nuovi reazionari” quella che non smobilita da più di un anno, che inventa forme di lotta sempre nuove e sempre nonviolente.

I fantasmi del NouvelObs

“Génération reac”, generazione reazionaria: senza tanti complimenti, il settimanale francese Nouvel Observateur del 13 febbraio gratifica del peggior epiteto scagliabile da sinistra i movimenti in difesa della famiglia, contro il matrimonio gay e contro l’ABCD del gender a scuola. Sarebbe la Francia dei “nuovi reazionari” quella che non smobilita da più di un anno, che inventa forme di lotta sempre nuove e sempre nonviolente: le silenziose “sentinelle in piedi”, che vegliano di fronte ai palazzi delle istituzioni; il giorno al mese nel quale i bambini sono lasciati a casa dalle famiglie che si ribellano alla demonizzazione della differenza sessuale veicolata dalla riforma dei ministri dell’Educazione, Peillon, e dei Diritti delle donne, Vallaud-Belkacem; le “accoglienze” quotidiane di autorità nazionali, ovunque si rechino in visita ufficiale, a suon di striscioni con il simbolo della Manif pour tous – il massimo dell’onta “reac”, con quel disegno stilizzato di una famiglia padre-madre-bambini (ieri, a Chartes, l’accoglienza è toccata ancora una volta al presidente della République: si è alzato in volo uno striscione con scritto “Hollande dittatore”, trasportato da palloncini rosa, azzurri e bianchi).

I francesi che hanno manifestato a Parigi il 2 febbraio scorso, stando alle categorie NouvelObs, non possono quindi che essere epigoni dell’Action Française del nazionalista Maurras, fossili degli anni Trenta riapparsi inspiegabilmente all’inizio del millennio dei “nuovi diritti”. Ma frasi come “il governo vuole sostituire una filiazione sociale alla filiazione biologica e vuole entrare nelle nostre coscienze”, raccolte dal Nouvel Observateur tra i manifestanti e segnalate come esempio di flagrante ideologia “reazionaria”, sono solo la prova dell’incapacità della sinistra di capire ciò che sta accadendo: sta fallendo il tentativo dei socialisti e dei loro alleati di far pagare al paese la loro mancanza di idee. Diventate impossibili o non praticabili a causa della crisi le riforme socio-economiche classicamente di sinistra, la Francia di Hollande ha incautamente imboccato la strada spagnola delle riforme socio-culturali. Una scorciatoia che non sta pagando: quelle riforme calate dall’alto sono “profondamente respinte da una parte del paese”, ha detto la scorsa settimana lo scrittore cattolico Denis Tillinac, intervistato da Atlantico.fr, “e poiché questa Francia rifiuta oggi una certa visione del progresso che le si vorrebbe imporre, si capisce che la questione dell’articolazione tra legalità e legittimità diventa cruciale per l’attuale governo”. E’ il motivo, dice lo scrittore, della provvisoria marcia indietro sulla legge di riforma del diritto di famiglia, nella quale avrebbe trovato certamente spazio il dibattito sulla fecondazione artificiale per le coppie omosessuali formate da due donne. Tutto questo, mentre è dimostrato che la maggioranza del paese non ha assolutamente mandato giù l’adozione per le coppie gay, introdotta dalla legge Taubira sul “mariage pour tous” approvata lo scorso anno. La visione manichea del Nouvel Observateur – o sei per l’ABCD de l’égalité o sei un supporter, magari inconsapevole, della reazione – gli impedisce di capire che è in corso in Francia una battaglia di libertà. Come tale è praticata e sentita dalla galassia di associazioni ma soprattutto dalle migliaia di famiglie che certo non sognavano di dover manifestare per contendere allo stato il diritto di scegliere per i propri bambini libri che non presentino la “famiglia con due papà o due mamme” come quella ideale. Il settimanale della gauche va ulteriormente in confusione perché stavolta non se la può prendere con la chiesa, assai defilata dalla battaglia antropologica in corso in Francia. Come dice Antonio Socci, intervistato da Tempi, “questo è il momento dei padri e delle madri. Noi difendiamo la nostra fede. E basta. Non c’è da aspettarsi niente da altri, teologi, apparati, chierici, niente: siamo noi, difendiamo i nostri figli, le loro anime e la loro avventura umana”. E la Manif pour tous è un esempio di questo, “di padri e di madri che a un certo punto si sono detti: ‘Vabbè, adesso tocca a noi difendere quello che siamo, il senso della nostra storia, la nostra patria, l’anima e il futuro dei nostri figli’. E si sono messi per strada. Credo che non ci sia niente che il potere tema più di questo: un grande movimento di padri e di madri”.

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