I vescovi non capiscono il bamboccio

L’accoglienza riservata dagli ambienti cattolici ufficiali all’accelerazione impressa alla politica italiana dall’iniziativa di Matteo Renzi è stata piuttosto gelida. Sull’Osservatore Romano si legge che “il governo Renzi, se nascerà, lo farà con una sorta di peccato originale. Durante la sua vita dovrà dimostrare di sapersene redimere”.

I vescovi non capiscono il bamboccio

L’accoglienza riservata dagli ambienti cattolici ufficiali all’accelerazione impressa alla politica italiana dall’iniziativa di Matteo Renzi è stata piuttosto gelida. Sull’Osservatore Romano si legge che “il governo Renzi, se nascerà, lo farà con una sorta di peccato originale. Durante la sua vita dovrà dimostrare di sapersene redimere”. Con tono meno penitenziale, il direttore di Avvenire parla in termini politici della discontinuità perseguita da Renzi, “inseguita e ottenuta a ogni costo che viene percepita come una brutta e ingenerosa ‘continuità’ con deludenti riti e miti politici del passato”. Basta paragonare questa freddezza con il calore che circondò la nascita dei governi presieduti da Mario Monti e poi da Enrico Letta per misurare la profondità della diffidenza che circola negli ambienti della gerarchia cattolica.

Da dove nasce questo atteggiamento? Non si tratta solo della prudenza dovuta di fronte a un esperimento dai tratti ancora incerti. L’evidente nostalgia per il quadro politico espresso nel governo Letta dopo la scissione del Popolo della libertà fa pensare che il punto critico fondamentale sia l’iniziativa volta alla ricostruzione della democrazia dell’alternanza, che di fatto condanna all’irrilevanza i vari tentativi di riesumazione di un neocentrismo ormai obsoleto. Qui c’è quello che può essere considerato il peccato originale della recente impostazione politica della gerarchia: aver abbandonato la consapevolezza, tanto viva nella concezione di Camillo Ruini, dell’irreversibilità del tendenziale bipolarismo. Ruini aveva maneggiato questa nuova situazione con accortezza, nel corso del suo mandato alla testa della Cei si era determinata una situazione in cui “minoranze di blocco” cattoliche all’interno delle maggiori formazioni rendevano difficile lo scivolamento su posizioni laicistiche. Aver sostituito a questa situazione (che forse Ruini non ha direttamente costruito ma certamente ispirato) quella più recente, caratterizzata dalla secessione di nuclei cattolici dai maggiori partiti per dar vita a varie esperienze tendenzialmente neocentriste, tutte finite rapidamente nel buco nero dell’irrilevanza sostanziale, si è dimostrata una scelta miope. Un solo esempio basta e avanza: il partito pulviscolare di Angelino Alfano, da gruppo salva-Italia che pretendeva di essere, è divenuto dans l’espace d’un matin una costola del Pd.

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