I pedofili dell’Onu

Quella a Bamako, in Mali, doveva essere una grande spedizione umanitaria sotto l’egida dell’Onu. Ma nella città di Gao, nord-est del paese, i Caschi blu delle Nazioni Unite sono stati trovati a molestare bambini del posto. La denuncia è da settimane sul tavolo del segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, accanto a un’altra identica proveniente dalla missione Onu in Costa d’Avorio. Nella città di Toulépleau, i peacekeeper hanno abusato di bambine in cambio di cibo.

I pedofili dell’Onu

“L’arrivo dei Caschi blu è stato associato a una rapida crescita della prostituzione infantile” (Graça Machel, ex first lady del Mozambico, autrice di un documento sull’Onu)

Quella a Bamako, in Mali, doveva essere una grande spedizione umanitaria sotto l’egida dell’Onu. Ma nella città di Gao, nord-est del paese, i Caschi blu delle Nazioni Unite sono stati trovati a molestare bambini del posto. La denuncia è da settimane sul tavolo del segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, accanto a un’altra identica proveniente dalla missione Onu in Costa d’Avorio. Nella città di Toulépleau, i peacekeeper hanno abusato di bambine in cambio di cibo. Alla Bbc una bambina di tredici anni, “Elisabeth”, ha raccontato di come dieci Caschi blu abbiano abusato di lei nella sua casa in Costa d’Avorio. E’ lo scandalo “Sex for Food”. A favore dell’Onu va il principio di precauzione che l’agenzia non ha garantito al Vaticano, inquisito a Ginevra per i presunti abusi sessuali dentro al clero cattolico. Ma la storia della pedofilia dentro al Palazzo di vetro si va configurando coma una delle più straordinarie e mai davvero sviscerate. Per dirla con il quotidiano americano Christian Science Monitor, “ovunque l’Onu abbia piantato la sua bandiera sono seguiti abusi sessuali”.

Uno dei portavoce dell’Onu, Michel Bonnardeaux, ha confermato che i dieci comandanti e i sei soldati rimpatriati dal Mali non potranno mai più lavorare per le Nazioni Unite. “I comandanti non sono riusciti a mantenere un ambiente sicuro che prevenisse sfruttamenti e abusi sessuali”. Dall’inchiesta è emerso che su un campione di dieci ragazze – tutte con meno di diciotto anni – otto hanno avuto rapporti sessuali con i Caschi blu. Da un memo interno del Palazzo di vetro è venuto fuori che il 63 per cento delle accuse contro le forze multinazionali dei Caschi blu delle Nazioni Unite sono riconducibili a crimini sessuali, abusi, stupri, pedofilia, per un terzo legati alla prostituzione minorile. Anche Save the Children, celebre ong umanitaria impegnata in molti conflitti, ha accusato l’Onu di pedofilia dilagante.

I Caschi blu hanno abusato sessualmente di bambini congolesi per dieci anni. Lo hanno fatto all’interno della missione Monuc, promossa nel 1999 con la risoluzione 1493 del Palazzo di vetro per pacificare il paese al termine della guerra civile. Quindici paesi hanno contribuito alla missione con oltre 13 mila soldati, 735 funzionari civili internazionali e oltre mille membri locali dello staff. I contingenti militari umanitari, dispiegati in Congo per ricostruirlo, sono accusati di stupro, pedofilia, sfruttamento della prostituzione. L’inchiesta delle Nazioni Unite ha accertato 150 casi tanto da spingere il settimanale inglese Economist a scrivere che “un’organizzazione di pedofili” si sarebbe infiltrata dentro l’Onu. Il Telegraph ha pubblicato la terribile testimonianza di un ragazzo di quattordici anni, Jonas: “Ero seduto in riva al fiume la prima volta che è successo. Un uomo in un’auto si è fermato e mi ha chiesto se volevo salire. Era una macchina dell’Onu perché era bianca con la sigla ‘UN’ scritta sopra. L’uomo aveva un badge. Poi ci siamo fermati, mi ha bendato e ha abusato di me. E’ stato molto doloroso ed è durato a lungo. Poi mi ha lasciato dove mi aveva trovato”.

A Bunia una dodicenne di nome Helen è stata stuprata da un peacekeeper dell’Onu che l’aveva attirata offrendole una tazza di latte. Il soldato, dopo aver abusato della bambina, le ha dato un dollaro. Lei e le sue amiche sono conosciute come “one dollar baby”. Nella stessa base la tredicenne Solange è stata adescata con un biscotto, e poi stuprata. Il principe giordano Zeid Raad al Hussein ha guidato una inchiesta in cui ha svelato che “tutti i principali contingenti sembrano implicati”. “A Comprehensive Strategy to Eliminate Future Sexual Exploitation and Abuse in United Nations Peacekeeping Operations”, questo il titolo del documento, registra abusi sulle minorenni in Bosnia, in Kosovo, in Cambogia, a Timor Est, in Burundi e nell’Africa occidentale. Anche a Léogâne, nella Haiti devastata dal terremoto, i pacificatori dell’Onu hanno abusato delle ragazzine dell’isola. Trentaquattro i casi accertati, compreso quello di una quindicenne che ha accusato un peacekeeper brasiliano di averla stuprata dentro una base dell’Onu. La ex first lady del Mozambico, Graça Machel, autrice di un documento sugli abusi sessuali dentro alle Nazioni Unite, ha scritto che “l’arrivo dei Caschi blu è stato associato a una rapida crescita della prostituzione infantile”. Nel 2001, dall’Eritrea, si parlò di “bambine dai dieci anni in su comprate sugli altipiani per pochi dollari e seviziate in albergo”. Coinvolti, allora, i Caschi blu danesi e slovacchi. Nei quartieri più poveri di Asmara e Massaua e in alcuni sperduti villaggi eritrei, gli elmetti dell’Onu ottenevano dalle famiglie per pochi dollari bambine di dieci anni o poco più. Non banali storie di soldati e prostitute come nei film sul Vietnam, ma un autentico racket pedopornografico sotto l’egida dell’Onu e ammantato di protezione dell’innocenza. Un’inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che, da quando il Palazzo di vetro ha riconosciuto il problema dieci anni fa, nulla o troppo poco è stato fatto per processare i colpevoli. Nel novembre del 2007 cento peacekeeper dello Sri Lanka furono accusati di aver abusato di bambini haitiani dai dieci ai sedici anni, nelle docce, nelle torrette di guardia, anche dentro ai camion dell’Onu. Abusi sono stati commessi ancora da truppe marocchine impegnate nella Costa d’Avorio e truppe indiane sono state incriminate in Congo due anni fa.

Uno degli episodi più allarmanti è stato documentato in video e diffuso su Internet. Si vedono diversi soldati uruguaiani impegnati sotto l’egida dell’Onu ad Haiti che violentano un’adolescente. Il presidente haitiano Michel Martelly lo ha descritto senza mezzi termini come uno “stupro collettivo”. Il presidente dell’Uruguay, José Mujica, ha cercato naturalmente di prendere le distanze: “Ci scusiamo per l’abuso che alcuni soldati del nostro paese hanno perpetrato”, ha scritto in una lettera a Martelly.

Nella piccola isola caraibica il dramma della pedofilia targata Onu è stato sistemico. Le condizioni estreme di miseria e insieme l’arrivo delle truppe delle Nazioni Unite hanno spinto bambini e bambine a vendere i loro corpi, in cambio di pochissimo, per sfamarsi. Fino al colpo di stato del 2004, la prostituzione minorile era completamente sconosciuta ad Haiti. L’arrivo dei Caschi blu in “missione di pace” ha creato uno scenario tale che ogni sera decine di ragazzine si appostano agli angoli delle strade per accompagnarsi ai militari del Palazzo di vetro. Come succede in Africa, solitamente è un dollaro tutto quello che ricavano da uno di questi incontri. E’ il famigerato sistema del restavek, che in creolo significa “stai con”. “Abbiamo scoperto e segnalato che ragazze di tredici anni stavano avendo rapporti sessuali con le forze di pace delle Nazioni Unite per un dollaro”, ha osservato Ezili Danto, presidente della Haitian Lawyers Leadership Network. “Inoltre, i soldati dello Sri Lanka sono stati accusati di aver violentato sistematicamente donne e ragazze di sette anni”. E anche il dipartimento di stato americano continua a denunciare che il giro di prostituzione, pure minorile, ad Haiti è “incoraggiato dai soldati di pace delle Nazioni Unite”.

Un giornalista della televisione di stato norvegese, Tomm Kristiansen, autore di molti reportage dall’Africa, ha scritto un libro sugli abusi dei soldati di Oslo nei teatri umanitari. “Molte delle ragazzine violate erano ben sotto i sedici anni. Nella città di Gbarnga, i peacekeeper hanno organizzato un club chiamato ‘Piccola Lagos’, dove bambine di dodici anni erano impegnate nella prostituzione, in cambio di dieci dollari”, secondo la lettera che un rappresentante del Fondo Onu per l’infanzia ha scritto al funzionario di secondo rango della missione e pubblicata dal Washington Post. Nella lettera si sosteneva anche che in Namibia i Caschi blu sono stati accusati di “intraprendere atti sessuali con le ragazze di età compresa tra i dodici e diciassette”. Pamela Shifman, una esperta dell’Unicef sullo sfruttamento sessuale dei bambini, ha detto che “gli abusi sono molto diffusi tra i Caschi blu dispiegati nei paesi che sono stati colpiti da povertà e anni di conflitto”. Scandali a base di abusi sessuali e pedofilia hanno colpito le Nazioni Unite a partire dai primi anni Novanta, quando le forze di pace dell’Onu in Cambogia sono state accusate di violenze su ragazzine. Allora l’alto funzionario delle Nazioni Unite in Cambogia, Yasushi Akashi, minimizzò le accuse dicendo: “I ragazzi sono ragazzi”.

Nel 2004 tre medici e funzionari dell’Onu, Heidi Postlewait, Kenneth Cain e Andrew Thomson, fecero scalpore pubblicando il libro “Emergency Sex and Other Desperate Measures: A True Story from Hell on Earth”, in cui denunciavano gli abusi sessuali dei Caschi blu in Somalia, Bosnia, Ruanda e Liberia. Il medico, che lavorava da una decina di anni come contrattista delle Nazioni Unite, ha scritto anche che quando arrivano i Caschi blu “le popolazioni farebbero meglio a darsi alla fuga, altro che sentirsi più sicure”. Nello stesso periodo il Daily Telegraph mise il naso negli abusi sui bambini commessi dai peacekeeper in Sudan. L’abuso ha avuto inizio con l’arrivo della missione Onu nel sud del Sudan (Unmis) per contribuire alla ricostruzione della regione dopo la guerra civile. In molti stupri di minori, il baratto era semplice: “Un chilo di soia in cambio di sesso”.

L’Onu aveva talmente presente la piaga del sesso selvaggio dei suoi inviati umanitari, da distribuire ai Caschi blu impegnati nelle varie parti del mondo un libretto illustrato dal titolo: “Proteggiti dall’Hiv/Aids”. “E’ il sesso occasionale a occupare gran parte del vostro tempo quando non siete di servizio? E’ questa la vostra maniera principale per combattere lo stress?”, chiede il libretto di 29 pagine. Questo vademecum del Casco blu amatore spiega, quindi, come fare per evitare rischi di contagio, con istruzioni dettagliate ed eloquenti illustrazioni su “come usare il giusto preservativo nella giusta maniera”. Il libricino parla dei rischi del sesso orale, vaginale e anale suggerendo “alternative” come il massaggio e la masturbazione. “Quando sarete usi a un sesso non-penetrativo troverete, come altri hanno trovato, che questa può essere un’alternativa sensuale ed eccitante”. Il manuale del perfetto molestatore umanitario.

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