Mamma eutanasia

Verschreiben, lapsus di scrittura, li classificava Freud. Ma forse, applicando la psicopatologia della vita quotidiana al giornalismo, lo si nobilita un po’ troppo. Magari certe enormità sono solo sciatteria (chi parla male, vive male). Eppure l’errore (orrore) di qualcosa di profondo che vien su, a galla, e illumina senza preavviso la scena pubblica delle nostre recondite concezioni morali, e dunque delle leggi che ci diamo, è lì tutto intero.

Mamma eutanasia

Verschreiben, lapsus di scrittura, li classificava Freud. Ma forse, applicando la psicopatologia della vita quotidiana al giornalismo, lo si nobilita un po’ troppo. Magari certe enormità sono solo sciatteria (chi parla male, vive male). Eppure l’errore (orrore) di qualcosa di profondo che vien su, a galla, e illumina senza preavviso la scena pubblica delle nostre recondite concezioni morali, e dunque delle leggi che ci diamo, è lì tutto intero. Nel giorno in cui l’Europa scopre (piuttosto distratta) che in Belgio d’ora in poi sarà consentito uccidere legalmente i bambini anche di 5 anni, il Corriere della Sera ieri ha scritto “Mamma eutanasia” in un titolo di prima pagina per dare notizia dell’omicidio di Els Borst, ex ministro della Sanità olandese che firmò la prima legge al mondo sull’eutanasia, nel 2001.

Mamma eutanasia. Un lapsus, lo sanno anche alla Asl, è un disagio, un pensiero recondito, un desiderio che non osa (ancora) manifestarsi. Ma è pure un’intenzione assai determinata a farsi strada, fino a diventare pubblica parola. Più che un atto mancato, un atto quasi riuscito. Siamo riusciti a dire “mamma eutanasia”, di una così mamma che oggi i figli (di diritto) della sua legge sono messi a morte con il loro consenso volontario. O forse è solo sciatteria, pensiero unico collettivo. Frutto di un malcostume linguistico che però dice, eccome se dice. Tanto che, poi, un altro titolo la definisce “la signora della dolce morte”. E pure Rep. ha titolato “paladina della ‘dolce morte’”, come quasi tutti gli altri giornali. Col buon gusto, o la tartufferie, di mettere l’espressione tra parentesi. “Lei, che per tutta la vita aveva invocato per sé e per gli altri la ‘dolce morte’, ha avuto invece una fine cruenta”, hanno scritto. Spiace, ovvio. Ma “mamma”, è troppo.

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