L’omofobia percepita

“Non era un caso di omofobia e nemmeno di bullismo”: così, con poche righe molto appartate, la Repubblica compensava ieri il furioso battage dei mesi passati sulle “vessazioni omofobe” che avrebbero costretto al suicidio Andrea Spaccacandela, quindicenne allievo del liceo scientifico Cavour che amava portare pantaloni rosa, trovato impiccato in casa il 12 novembre del 2012. Su questa storia tristissima, resa ancora più dolorosa dal sospetto che quei pantaloni rosa avessero davvero potuto aizzare le più immonde persecuzioni da parte dei coetanei di Andrea, si è pronunciata ora la Procura romana.

L’omofobia percepita

“Non era un caso di omofobia e nemmeno di bullismo”: così, con poche righe molto appartate, la Repubblica compensava ieri il furioso battage dei mesi passati sulle “vessazioni omofobe” che avrebbero costretto al suicidio Andrea Spaccacandela, quindicenne allievo del liceo scientifico Cavour che amava portare pantaloni rosa, trovato impiccato in casa il 12 novembre del 2012. Su questa storia tristissima, resa ancora più dolorosa dal sospetto che quei pantaloni rosa avessero davvero potuto aizzare le più immonde persecuzioni da parte dei coetanei di Andrea, si è pronunciata ora la Procura romana. Solo tre giorni fa ancora si parlava su  molti mezzi di informazione della probabile incriminazione degli insegnanti, colpevoli di “omessa vigilanza” sulle presunte manifestazioni bullistico-omofobe che avrebbero indotto al suicidio il ragazzo.

Ma ora, dopo le indagini, la procura è netta: il ragazzo non era omosessuale, nessun atto di bullismo fu consumato ai suoi danni, si va all’archiviazione. Rimane in piedi solo l’ipotesi di una delusione amorosa per una ragazza, ma su quello che ha fatto desiderare a un quindicenne di morire non sapremo mai, come spesso accade in questi casi, la “verità”.  Sappiamo invece, perché è cronaca, che la strumentalizzazione di quella morte a sostegno di una legge liberticida – il cosiddetto “ddl Scalfarotto” sull’omofobia – non è mai mancata in tutto questo periodo. Ricordiamo perfino Michela Marzano, su Repubblica, difendere il diritto a vestirsi di rosa o di azzurro senza essere per questo discriminati. Fa paura, oltre che infinita tristezza, la caccia senza quartiere e senza cervello all’omofobia immaginaria. Farà ancora più paura se il ddl Scalfarotto diventerà legge.

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