Un bullo per Bruxelles

Terminata la formazione del governo, ottenuta la fiducia in Parlamento, mentre prepara i bagagli per il primo tour europeo, Matteo Renzi lasci a casa il chiodo. Una politica da bullo, che spacca la sacra soglia del 3 per cento di deficit, non funzionerà in questa Unione europea. L’alleanza anti tedesca dei poveri sfigati consigliata da Romano Prodi – Italia, Francia e Spagna contro la cancelliera Angela Merkel – rischia solo di irrigidire le posizioni della Germania. La “linea” sull’Italia è stata ricordata ieri da una fonte dell’Eurogruppo: il margine di manovra sui conti pubblici è “insignificante”.

Un bullo per Bruxelles

Terminata la formazione del governo, ottenuta la fiducia in Parlamento, mentre prepara i bagagli per il primo tour europeo, Matteo Renzi lasci a casa il chiodo. Una politica da bullo, che spacca la sacra soglia del 3 per cento di deficit, non funzionerà in questa Unione europea. L’alleanza anti tedesca dei poveri sfigati consigliata da Romano Prodi – Italia, Francia e Spagna contro la cancelliera Angela Merkel – rischia solo di irrigidire le posizioni della Germania. La “linea” sull’Italia è stata ricordata ieri da una fonte dell’Eurogruppo: il margine di manovra sui conti pubblici è “insignificante”. Ma, quando si imbarcherà per Bruxelles o Berlino, Renzi farebbe bene a lasciare a Roma anche il cappello con cui i suoi due predecessori – Mario Monti e Enrico Letta – sono andati a fare la questua in nome di un’Italia con il culo per terra. Implorare una “clausola degli investimenti” da 4 miliardi per progetti co-finanziati dall’Ue è un esercizio inutile sul piano politico e della crescita. Sperare di ottenere qualche prestito firmando un “accordo contrattuale vincolante” per le riforme rischia di diventare una scusa per perdere altro tempo. Chiedere un allentamento del Patto di stabilità – come ha fatto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano davanti all’Europarlamento – può valere qualche applauso, ma è un appello destinato a cadere nel vuoto.

In questa Unione europea nulla si fa e nulla si disfa senza la Germania, che traina la crescita e tiene i cordoni della borsa. Perfino François Hollande, dopo essere arrivato all’Eliseo nel 2012 con la presunzione di sfidare Merkel, lo ha compreso: la svolta del “socialismo dell’offerta” è un tentativo, forse disperato, di non perdere di vista il treno economico e politico tedesco. Per giocare tra i grandi, l’Italia deve uscire dai suoi guai da sola, smettendo di fare dell’austerità l’alibi dei propri fallimenti. L’Agenda Renzi è un buon punto di partenza: tagliare la spesa pubblica, liberalizzare il mercato del lavoro, riformare la giustizia, introdurre più concorrenza sono misure chieste anche da Bruxelles. Ma l’Agenda Renzi va realizzata in 100 giorni per presentarsi agli appuntamenti della primavera – previsioni economiche, raccomandazioni della Commissione e Vertice di giugno – in posizione di forza. Solo allora si potrà rompere il dogma europeo delle percentuali. La disponibilità di Commissione e Eurogruppo c’è: Olli Rehn e Jeroen Dijsselbloem hanno segnalato la possibilità di concedere più tempo sui deficit, ma solo dopo l’adozione di riforme serie. Quanto alla Germania, va sfidata sul suo terreno europeista, non su quello dell’austerità: è su Unione bancaria e Unione di bilancio che Renzi deve indossare il chiodo.

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