Ingoiare il Bullo

Compagni, il comunista sa quando è il momento di avanzare nella lotta – ma soprattutto il buon comunista (è la sua sublime saggezza) sa quando fermarsi. E come contentarsi. Il comunista è paziente (“studiate, studiate e ancora studiate”: paziente dunque fino allo sfinimento, fino a comprendere utilità della rivoluzione e inutilità dell’Erasmus), che è pure il miglior modo, se non si ha di meglio, di passare per saggi. Noi che fummo comunisti – settant’anni di attesa del soviet, poi mi fecero votare Bartolo Ciccardini – a nuova dura prova, insieme esige pazienza e ardimento, siamo chiamati.

Ingoiare il Bullo

Compagni, il comunista sa quando è il momento di avanzare nella lotta – ma soprattutto il buon comunista (è la sua sublime saggezza) sa quando fermarsi. E come contentarsi. Il comunista è paziente (“studiate, studiate e ancora studiate”: paziente dunque fino allo sfinimento, fino a comprendere utilità della rivoluzione e inutilità dell’Erasmus), che è pure il miglior modo, se non si ha di meglio, di passare per saggi. Noi che fummo comunisti – settant’anni di attesa del soviet, poi mi fecero votare Bartolo Ciccardini – a nuova dura prova, insieme esige pazienza e ardimento, siamo chiamati. E se perplessi, facciamoci come sempre convinti. Lo siamo stati per Andreotti, per Dini, per Prodi, per Amato: dobbiamo (possiamo) esserlo per Renzi. C’è poco da fare e niente da conservare: ormai definitivamente il Sommo Nipote si è mutato nel nostro mesto Kerenskij, le cose lo sorpassano, e così sorpassano anche noi. Lo so – nessuno che è stato comunista di paese come me, laterale e sentimentale e conservatore, lo capisce meglio – è dura. Cazzo, se è dura. Ma noi che (fummo) comunisti sappiamo ingoiare ed esultare: sempre a maggior gloria, fosse per la Causa o fosse per l’Altare, come i nostri dirimpettai – “non so se mi ingoiano / o io ingoio”, come scriveva Andrea Zanzotto. E’ un boccone amaro, il Bullo Fiorentino – io lo so, voi lo sapete. Ma lo stesso serve trattenere le lacrime, buttare giù il Maalox e mostrare fieri il petto.

Uno che arriva al Palazzo del governo per el pronunciamiento a bordo della Smart – manco fosse il rampollo di un notaio di Roma nord in transito verso la discoteca – fa rimpiangere non solo il treno blindato in marcia dalla Germania verso la Russia, ma persino D’Alema che gagliardo veleggiava sull’Ikarus. Però in attesa di mutare la storia, ciò che la storia dà il saggio comunista prende. Smart compresa. Noi comunisti di paese (ma pure quelli di città: eravamo come i sorcetti della favola, diversa sensibilità ma stessa finalità) sapevamo bene che, dietro l’agitare delle bandiere rosse e il fissare, a rischio congiuntivite, l’orizzonte in attesa del sol dell’avvenire – alla riscossa! alla riscossa! – componente essenziale della vera politica era la noia. Ma a volte si esagera. Qui si è esagerato. Magari siamo stati abituati male dal Cav. – uno cui si può non riconoscere alcun pregio, ma certo non imputare il difetto della noia – ma tra il loden di Monti e l’attonito europeismo di Letta ormai ogni giorno mancava il fiato, tutto uno spaesamento gozzaniano, due palle signora mia, “datemi una lametta che mi taglio le vene”. Il Nipote – nonostante la giovanile esposizione parentale – aveva quella faccia da vicepriore che giorno dopo giorno voleva farsi più saggia e più grigia di quella del priore stesso. Nipote che pareva sempre più zio dello Zio. Noi comunisti (ex: per mancanza del contesto) amiamo le citazioni. Toste, di solito. Hegel, per dire – citavamo, mica leggevamo. Ma mica serve Hegel. La perfetta rappresentazione di ciò che sta accadendo (e perché accade) si trova nel più intrigante “Mercante di Venezia” di Shakespeare – lì dove Graziano evoca: “C’è una specie di uomini il cui viso è coperto da un velo di panna come una palude stagnante” – “lingua affumicata”, altrove è detto: che giurava di centrare il bersaglio, e a un certo punto più non si vedevano né bersaglio né freccette. Se non altro, nessuno potrà (non ancora) scambiare il Bullo per suo Zio. Renzi ha faccia tosta necessaria e adatto cinismo – “quella follia che è la giovinezza”, sempre Shakespeare, “una lepre che salta al di là delle reti dello sciancato buon senso”. Sciancato. Noioso – appunto. Ma almeno per il momento salta, si muove. Poi si sa: nel Pd ognuno ha lo schioppo già carico.

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