Bambini, crociata in Belgio

Il rapporto mostrificante e morboso tra adulti e bambini, il tabù inconfessabile dell’occidente secolarizzato, torna a investire il Belgio. Stavolta la pedofilia non c’entra, e neppure la chiesa. Dopotutto le salme dei cardinali arcivescovi da tempo defunti sono già state esumate quattro anni fa alla ricerca di documenti segreti probanti casi di abusi sessuali. In gioco c’è l’eutanasia per i minori da somministrare ex lege.

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Bambini, crociata in Belgio

Il rapporto mostrificante e morboso tra adulti e bambini, il tabù inconfessabile dell’occidente secolarizzato, torna a investire il Belgio. Stavolta la pedofilia non c’entra, e neppure la chiesa. Dopotutto le salme dei cardinali arcivescovi da tempo defunti sono già state esumate quattro anni fa alla ricerca di documenti segreti probanti casi di abusi sessuali. In gioco c’è l’eutanasia per i minori da somministrare ex lege. Atto di umanità e di dignità, si giustificano luminari della medicina e politici locali, sfoderando sondaggi che attesterebbero l’enorme popolarità del provvedimento in quella che è tra le società più secolarizzate d’Europa. E questo nonostante a finire sul lettino dell’iniezione letale potranno essere anche bambini di cinque, sei, sette anni. L’età non è un problema, sancirà infatti oggi in via definitiva il Parlamento di Bruxelles. Basta che siano consapevoli della fine cui vanno incontro e che siano malati terminali. D’altronde, a dicembre sedici illustri pediatri valloni e fiamminghi avevano pubblicato un dotto commento sui quotidiani Soir e Morgen in cui certificavano – manuali di medicina e psichiatria alla mano – che “in casi di morte prossima, i minori sviluppano velocemente un forte livello di maturità, fino a diventare spesso in grado di riflettere”.

Sarà anche così, ma ciò non è bastato a far cambiare idea all’arcivescovo di Bruxelles, mons. André Léonard, che protestando per quello che definiva “un orrore”, chiamava a raccolta il popolo, laico e cattolico, per una giornata di digiuno e preghiera: “Bisogna avere il coraggio di dire ai nostri concittadini che non è troppo tardi, il momento è ora! E’ giunto il momento di agire. Contiamo su di voi”. Agitare le coscienze, aveva chiesto l’arcivescovo, perché “l’eutanasia è un problema che trascende il proprio credo, ma è una minaccia per la società, per la vita e per la libertà umana”. Ecco perché non si può più rimanere preda dell’indifferentismo, ma “si ha il dovere di partecipare attivamente al dibattito pubblico”. In chiesa, nelle piazze, in strada. Far sentire la propria voce: “Questo è un momento cruciale per la società”. Qualche intellettuale abituato a osservare i mutamenti sociali dai bistrot affacciati sulla Grand Place, rideva divertito e scuoteva il capo. Non a torto. Dopotutto, il Belgio è pur sempre il paese dove il numero di cattolici è crollato del trenta per cento in trentacinque anni, con le chiese che paiono sempre più inutili cattedrali bianche in mezzo al deserto. Il paese dove la polizia può irrompere nel palazzo arcivescovile di Bruxelles e interrogare tutti i membri della Conferenza episcopale riguardo dossier segreti sulla diffusione della pedofilia nel clero. Anche per questo, giovedì scorso, mons. Léonard – l’uomo che lo scorso aprile rimase imperterrito con le mani giunte in preghiera e gli occhi chiusi mentre le attiviste di Femen gli gettavano addosso acqua agitando le madonnine di plastica di solito usate come acquasantiere – si è commosso nel vedere che la basilica del Sacro Cuore di Koekelberg traboccava di almeno milletrecento persone lì convenute per la veglia di preghiera. E alla stessa ora, le chiese erano piene anche a Lovanio, Namur, Wavre, Liegi, “come non succede neanche alla messa di Natale”, ha commentato qualche incredulo prelato locale. Non solo cattolici si erano radunati tra i banchi lignei che non vedevano anima viva da decenni, ma anche tanti laici inorriditi dalla prospettiva di vedere i bambini – benché previo discernimento – dire sì all’iniezione letale.

Se l’obiettivo di Léonard era quello di risvegliare le coscienze, la sfida è stata vinta. Più presenza pubblica della chiesa e meno dibattiti sul celibato sacerdotale che da più di quarant’anni dominano la scena, svuotando le cattedrali e costringendo i vescovi a mettere in vendita le chiese. Solo qualche giorno fa, ad esempio, il portavoce della diocesi di Bruxelles confermava la decisione di sconsacrare la chiesa ottocentesca di Santa Caterina, pieno centro cittadino, a due passi dalla Borsa e non troppo distante dal Palazzo reale dove risiedeva anche quel Baldovino che pur di non firmare la legge sull’aborto preferì abdicare. La chiesa di Santa Caterina sarà trasformata in un mercato ortofrutticolo coperto, con il dispiacere di un vecchio curiale locale: “Speravamo ancora di farla diventare un centro di meditazione”. Altre decine di edifici di culto subiranno la stessa sorte. Nella migliore delle ipotesi, le chiese saranno cedute alla comunità ortodossa, che non risente di alcuna crisi, forse non avendo a che fare con discussioni sullo Spirito del Concilio e la consacrazione delle donne prete.

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