Il Franco tiratore

La passione del Corriere della Sera per Mario Monti, alimentata in anni di collaborazione giornalistica e nella sfacciata sponsorizzazione delle aspirazioni politiche del professore bocconiano, ha finito col giocare un brutto scherzo al quotidiano milanese. Le “confidenze” di Monti ad Alan Friedman denotano  forse una scarsa considerazione del diritto alla riservatezza del capo dello stato che sfiora la slealtà.

Il Franco tiratore

La passione del Corriere della Sera per Mario Monti, alimentata in anni di collaborazione giornalistica e nella sfacciata sponsorizzazione delle aspirazioni politiche del professore bocconiano, ha finito col giocare un brutto scherzo al quotidiano milanese. Le “confidenze” di Monti ad Alan Friedman denotano  forse una scarsa considerazione del diritto alla riservatezza del capo dello stato che sfiora la slealtà. Ma il punto qui è un altro e riguarda il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli, che pubblicando con evidenza le interpretazioni del giornalista, che ovviamente puntano a sottolineare gli aspetti sensazionalistici di una vicenda nella sua sostanza arcinota, e ora ricostruita sulla base di una traccia che risente pesantemente delle “sensazioni”, ha commesso l’errore di non considerare le conseguenze della sua scelta. A riscrivere la storia recente della politica italiana è stato Friedman, a dettare è stato Monti, e a conferire una certa autorevolezza a tutta questa paccottiglia proprio il Corriere della Sera. Così, dopo aver ricevuto una messa a punto precisa e non priva di giustificato sarcasmo da parte di Giorgio Napolitano (pubblicata anche dal Foglio ieri), il quotidiano è andato in testa-coda, come testimonia l’editoriale-auto da fé di prima pagina di ieri, firmato da Massimo Franco.

La tesi della buffa palinodia corrieresca è semplice: quel che ha fatto Napolitano nel 2011 “non deve scandalizzare, ma paradossalmente rassicurare”. Giusto, se non si tralasciasse di ricordare che la pietra dello scandalo campeggiava sulle pagine dello stesso giornale solo il giorno prima. Sulla responsabilità di Monti, che invece di portare gratitudine al presidente che lo ha nominato senatore e premier lo ha quasi messo nei guai con dichiarazioni spericolate, si tace, se non per un accenno alla “parentesi successiva del Professore che ha voluto far politica”. Abbonda invece la solita reprimenda ai “partiti” incapaci di “leggere con lenti oggettive quanto è accaduto”. Dopo aver pubblicato con evidenza e senza mezza riga di avvertenza l’illustrazione del presunto complotto, si spiega che chi ci ha creduto è, nella migliore delle ipotesi, un credulone. Ma anche i lettori del Corriere sono stati indotti in questo errore e quindi le intemerate del Franco tiratore sono rivolte oggettivamente anche a loro.

Paradossalmente, nell’articolo che fiancheggia l’editoriale, si definisce ancora “ricostruzione” il testo di Friedman, il che segnala lo stato confusionale che deve regnare ai piani alti di Via Solferino. Commettere un errore può capitare a tutti, per carità. Quando ci si rende conto di averla fatta grossa, però, sarebbe consigliabile reagire con un po’ più di umiltà, e sangue freddo.

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