Sparano sui preti per emendarsi

Gli appelli al Papa sono ridicoli. Questo no. Non gli diamo consigli. Gli diciamo che tra noi ci sono fedeli di madre chiesa, cattolici e laici, e laici esterni alla chiesa. E gli chiediamo con rispetto di considerare che del suo mestiere fa parte sì la risposta diplomatica a una Commissione dell’Onu che ha oltraggiato, a nostro avviso (e ad avviso del Wall Street Journal), la libertà religiosa, libertà di pratica pastorale e di dottrina, ma anche una risposta più forte, più rigorosa, che combini l’energia della fede con le risorse della cultura razionale comuni a tutti, credenti e no.

Leggi Lettera a Papa Francesco - Lettre au Pape François - A letter to Pope Francis

Sparano sui preti per emendarsi

Gli appelli al Papa sono ridicoli. Questo no. Non gli diamo consigli. Gli diciamo che tra noi ci sono fedeli di madre chiesa, cattolici e laici, e laici esterni alla chiesa. E gli chiediamo con rispetto di considerare che del suo mestiere fa parte sì la risposta diplomatica a una Commissione dell’Onu che ha oltraggiato, a nostro avviso (e ad avviso del Wall Street Journal), la libertà religiosa, libertà di pratica pastorale e di dottrina, ma anche una risposta più forte, più rigorosa, che combini l’energia della fede con le risorse della cultura razionale comuni a tutti, credenti e no. E’ in ballo nientemeno che il rapporto del mondo con l’infanzia, con i bambini, cioè con il suo futuro. Perché i bambini sono la cattiva coscienza del mondo secolarizzato e, come ha detto al Foglio il filosofo Roger Scruton, firmatario dell’appello, il vero abuso dell’infanzia, argomenti esposti da Claudia Rosett e ripubblicati qui, è quello perpetrato dalle agenzie e dalla mentalità secolare.

Diciamo la verità. Abbiamo sulla coscienza oltre un miliardo di aborti negli ultimi trent’anni. Falsifichiamo i dati sulla loro incessante diminuzione, che dipende esclusivamente dalla diffusione di metodi contraccettivi di tipo abortivo, compresa la pillola del giorno o dei cinque giorni dopo. L’aborto è diventato moralmente sordo, non è in questione la punizione legale del reato di aborto, ma la dissuasione etica della catena dello sterminio dei bambini. E’ diventato anche eugenetico, disponibile à la carte. In occidente e su più vasta scala in oriente, dove l’infanticidio arcaico è sostituito dall’eliminazione del secondo o del terzo figlio, preferibilmente femmina, con il conforto delle tecniche diagnostiche di ultima generazione. Quelle stesse tecniche ci dicono inequivocabilmente che nel seno di una gestante c’è un bambino o una bambina, poche storie autoconsolatorie, e la nostra opaca crisi di coscienza aumenta esponenzialmente. Allora ci facciamo, mentre contribuiamo allo sfascio della famiglia, anche la più allargata, e dell’educazione dei bambini, vedete il pezzo della Tiliacos sull’education sessual-genderista e giacobina in Francia, accusatori dei preti cattolici. Una mistificazione statistica, una menzogna, un fenomeno del profondo, in parte inconscio, che ha portato nientemeno che alla abdicazione di un grande Papa, Benedetto XVI, e al tentativo del nuovo Pontefice di porre un argine a questa dolorosa e insincera invadenza nelle regole e nelle antiche idee della chiesa in fatto di vita umana. Il mondo del protocollo di Groningen, dell’eutanasia dei bambini, dell’aborto seriale, della manipolazione della sessualità a partire dalla prima infanzia, della ideologica predicazione dell’identità sessuale come fatto culturale anziché naturale, questo stesso mondo vuole la testa della chiesa per emendarsi da un peccato che non sa più riconoscere. E spera che i laici fuori della chiesa accettino l’ideologia del gender e del massacro dei bambini anziché unirsi ai bravi cattolici che fanno resistenza.

Se questa è la situazione, ed è irrimediabilmente questa, è ovvio che ci si rivolga all’autorità del vescovo di Roma di nome Francesco, un gesuita che ha cuore e testa, un sapiente che tutti i giorni fa della magnifica predicazione biblica nella cappella dell’albergo che lo ospita in Vaticano, per chiedergli azione pastorale e azione culturale, mobilitazione dell’episcopato, mobilitazione apostolica al fine di combattere il fanatismo secolarizzato di quella parte di mondo, maggioritaria in tutti i polls, forse perfino tra la brava gente che risponde al nome di “cattolica”, che ha fatto dell’infanzia il teatro di oscuri esperimenti ideologici.

Il problema è perfino più vasto di come l’ho appena rappresentato. Riguarda tutti gli intellettuali degni di questo nome, gli scrittori, gli artisti, i professionisti, i tecnici e tutti i membri della società civile, i quali non possono non essersi accorti che una ventata di artefatta pruderie, o ipocrisia mainstream, si è abbattuta come una tempesta sul modo naturale, spesso anche drammatico e doloroso, con cui da secoli gli adulti affrontano il loro rapporto personale e comunitario con i bambini. Una forma di superomismo inquietante induce i moderni e i postmoderni a considerare l’infanzia come esperimento per le ansie, i sogni, gli incubi e le paure di un pensiero dominante confuso ma determinato a farsi largo a colpi di pregiudizi. Il Parlamento europeo dodici anni fa bruciò una strega cattolica in effigie (caso Buttiglione), e oggi un’altra agenzia con il timbro dell’Onu vuole bruciare la chiesa intera. Rispondere a tono è un dovere laico e razionale, oltre che un atto di fedeltà per i credenti.  

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