Renzi non è D’Alema

Il paragone tra l’avvicendamento del 1998 tra Massimo D’Alema e Romano Prodi e l’ipotesi di staffetta tra Matteo Renzi e Enrico Letta è molto frequentato nei commenti politici e giornalistici degli ultimi giorni, ma a ben vedere non molto azzeccato. Coincidono alcuni aspetti formali, ma è diverso e in un certo senso addirittura opposto il senso delle due operazioni.

Renzi non è D’Alema

Il paragone tra l’avvicendamento del 1998 tra Massimo D’Alema e Romano Prodi e l’ipotesi di staffetta tra Matteo Renzi e Enrico Letta è molto frequentato nei commenti politici e giornalistici degli ultimi giorni, ma a ben vedere non molto azzeccato. Coincidono alcuni aspetti formali, ma è diverso e in un certo senso addirittura opposto il senso delle due operazioni. D’Alema si sostituì a un premier che si era presentato alle elezioni e le aveva vinte. Enrico Letta, invece, non ha avuto alcun mandato popolare, ne ha avuto uno presidenziale legato a un’ipotesi di pacificazione che poi non ha perseguito coerentemente, preferendo puntare sulla fedeltà di un gruppetto di ministeriali per tenere in piedi una maggioranza numerica ma priva di forza politica. Inoltre l’operazione di D’Alema rappresentava l’estremo tentativo di restaurare il primato del sistema dei partiti insidiato dal bipolarismo, e cercò di negarne l’essenza grazie all’alchimia politicista della stravagante maggioranza “da Cossiga a Cossutta”, che riconosceva un ruolo addirittura determinante a spezzoni minoritari di formazioni secondarie (i cosiddetti “cespugli”). L’eventuale operazione Renzi avrebbe invece un netto segno di restaurazione del bipolarismo, almeno nelle intenzioni. C’è allora qualcosa che avvicina i due casi? A essere maliziosi, il tratto unificante lo si può trovare nell’interesse delle minoranze interne al partito di sinistra, che quando D’Alema si insediò a Palazzo Chigi riconquistarono la maggioranza perduta per accogliere poi con soddisfazione le sue dimissioni dopo la sconfitta alle regionali. Anche oggi non manca chi punta a mandare Renzi al governo per sottrargli il controllo del Pd capovolgendo l’esito delle primarie.

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