La commissione che per Convenzione fa processi sommari ai preti

In nome della protezione dei minori, ora le Nazioni Unite fanno la predica al Vaticano. Un report sulla Santa Sede – rilasciato da una commissione dell’Onu la scorsa settimana con gran clamore mediatico – lascia intendere che decine di migliaia di bambini sarebbero stati violentati da preti cattolici, e che il Vaticano avrebbe contribuito a coprirli. La commissione ha sollecitato con forza il Vaticano: “Sia assicurata una pubblicazione trasparente di tutti i documenti che possono essere usati per porre i molestatori davanti alle loro responsabilità, così come quanti hanno occultato i loro crimini e hanno consapevolmente messo i colpevoli in contatto con i bambini”.

di Claudia Rosett

La commissione che per Convenzione fa processi sommari ai preti

In nome della protezione dei minori, ora le Nazioni Unite fanno la predica al Vaticano. Un report sulla Santa Sede – rilasciato da una commissione dell’Onu la scorsa settimana con gran clamore mediatico – lascia intendere che decine di migliaia di bambini sarebbero stati violentati da preti cattolici, e che il Vaticano avrebbe contribuito a coprirli. La commissione ha sollecitato con forza il Vaticano: “Sia assicurata una pubblicazione trasparente di tutti i documenti che possono essere usati per porre i molestatori davanti alle loro responsabilità, così come quanti hanno occultato i loro crimini e hanno consapevolmente messo i colpevoli in contatto con i bambini”. E’ interessante che queste parole vengano dall’Onu, che non ha ancora risolto i suoi putridi problemi di abusi sessuali tra i peacekeeper, tra questi lo stupro di minori. Rendere noti gli stupratori e metterli davanti alle loro responsabilità è una grande idea. Il Vaticano ha passato anni ad affrontare lo scandalo della sua passata gestione di questi casi. L’Onu al contrario non mette in pratica la trasparenza di cui parla.

Finora le Nazioni Unite hanno rilasciato solo statistiche generiche delle violazioni commesse dal loro personale né hanno reso pubbliche informazioni basilari come i nomi degli accusati o i dettagli su cosa hanno fatto alle persone che avrebbero dovuto proteggere. I Caschi blu accusati di crimini sessuali sono semplicemente rimandati nei loro paesi, dove nella maggior parte dei casi escono dal cono d’attenzione. Benché l’Onu abbia registrato un calo degli abusi sessuali da quando ha reso pubbliche le statistiche nel 2007, il numero dei casi presunti di stupro e violenza ogni anno è ancora di molte decine. (E i numeri potrebbero essere sottostimati, visto che per molte vittime, spesso nel mezzo di un tumulto o di una guerra, è difficile denunciare gli aggressori). Tra il 2007 e il 2013 l’Onu ha segnalato più di 600 accuse di stupro o di abuso sessuale, di cui 354 verificate – e molte di queste riguardano minori. Non sempre i numeri testimoniano l’orrore di questi casi. A volte qualche dettaglio riesce a uscire dal muro di omertà e a finire sui media, come lo stupro di gruppo compiuto dai peacekeeper su un adolescente di Haiti, la cui agonia è stata ripresa in un video.

Su temi come quello dell’abuso sessuale, è ragionevole chiedere al Vaticano e ad altre organizzazioni degli standard più alti di quelli infimi che le Nazioni Unite richiedono a se stesse. Ma l’ipocrisia è solo uno dei problemi di questo report di 16 pagine sulla Santa Sede, che aggredisce il Vaticano anche per non essersi sottomesso a una più ampia agenda Onu. Per esempio, il report chiede al Vaticano di ritirare la sua opposizione all’aborto e alla contraccezione per gli adolescenti, di tollerare le relazioni omosessuali tra minori e di usare la sua “autorevolezza” e la sua “influenza” per diffondere nel mondo visioni e valori propri dell’Onu e contrari a quelli della chiesa cattolica.

Il fatto è che l’Onu non è per niente qualificata per fare da guida, qualsiasi cambiamento possa essere preso in considerazione dal Vaticano e dai fedeli. Il report è stato prodotto dalla commissione per i diritti dell’Infanzia, il cui compito è monitorare l’adempimento della Convenzione Onu per i diritti del fanciullo, un pletorico e invadente trattato che è entrato in vigore nel 1990. Quando la Santa Sede firmò tra i primi il trattato, lo fece con alcune riserve esplicite volte a salvaguardare la propria autorità e il suo carattere di istituzione religiosa. Ora la commissione, nel suo report di mercoledì, preme perché il Vaticano “ritiri tutte le riserve e assicuri la preminenza della Convenzione sulle leggi e i regolamenti interni”. Le raccomandazioni della Convenzione non sono vincolanti ma possono influenzare l’opinione pubblica. In questo report il Vaticano è pubblicamente umiliato – e spinto a redimersi inginocchiandosi di fronte all’altare dell’Onu.

Della commissione per i diritti dell’Infanzia fanno parte nove membri descritti come “esperti indipendenti”, affiancati da un segretariato con sede a Ginevra sotto l’ombrello dell’Onu e con il nome obliquo di Ufficio dell’alto commissariato per i diritti umani. I membri della commissione sono nominati dai governi dei loro paesi di origine ed eletti da un’assemblea di firmatari del trattato che riflette la composizione onusiana tutta sbilanciata verso i despoti. Dal 2009 al 2013 la commissione comprendeva un membro nominato dal governo della Siria, dove nel 2011 il regime di Assad ha iniziato a finire sulle prime pagine per le uccisioni e le torture inflitte ai bambini. Attualmente, la commissione comprende membri di paesi dove i diritti umani sono in pericolo come Arabia Saudita, Russia, Ecuador, Etiopia, Sri Lanka, Tunisia, Bahrein, Egitto. Questo gruppo produce report sulla base di procedimenti privi di uniformità di giudizio e senza tenere conto delle priorità tra gli atroci casi di abuso di minori nel mondo.

Ufficialmente, tutti i firmatari della Convenzione per i diritti del fanciullo dovrebbero sottoporsi ad autovalutazione ogni cinque anni, a seguito dei quali la commissione dell’Onu produce un proprio report di “valutazioni conclusive” – quelle che hanno appena infangato il Vaticano. In pratica, tuttavia, alcuni membri della Convenzione non fanno rapporto per anni, e quando lo fanno la commissione è eccezionalmente lenta nella risposta. Per anni l’Iran è stato il paese con più esecuzioni di minori, ma l’ultimo report della commissione sull’Iran è del 2005, il prossimo non arriverà prima del 2016.
Un esempio evidente della scarsa obiettività della commissione sono le ultime osservazioni sull’Arabia Saudita – emesse otto anni fa. Quel report menzionava il caso di un incendio avvenuto nel 2001 in una scuola femminile della Mecca, un disastro in cui morirono 15 bambine e moltissime furono ferite. Esprimendo “viva preoccupazione” per il fatto che “l’edificio della scuola non fosse conforme agli standard di sicurezza per i bambini” la commissione si raccomandava che gli edifici scolastici fossero messi in sicurezza e che il personale fosse addestrato per rispondere alle emergenze.  Ciò che la commissione non menzionò era che quando le bambine tentarono di fuggire dall’incendio, la polizia religiosa saudita le ricacciò dentro all’edificio in fiamme perché non erano coperte dalla testa ai piedi con i veli e gli indumenti richiesti a una donna per mostrarsi in pubblico. Perfino i giornalisti sauditi hanno avuto il coraggio di citare questi particolari mostruosi della tragedia. La commissione Onu per i diritti dell’infanzia no.

Oppure si prenda la Corea del nord, le cui politiche pubbliche hanno generato carestie che hanno portato i bambini alla malnutrizione e al rachitismo, e dove la slealtà nei confronti del leader supremo può essere punita mandando tre generazioni di una famiglia, bambini compresi, nei campi di lavoro. Nel suo più recente report sulla Corea del nord, nel 2009, la commissione Onu ha espresso allarme per i “gravi maltrattamenti di bambini” e ha notato con “viva preoccupazione” che “lo standard generale di vita dei bambini rimane molto basso”. Ma nella denuncia della commissione non c’era nemmeno una briciola del fervore con cui questa ha accusato il Vaticano di non avere proibito esplicitamente le pene corporali. Su questo la commissione era più che semplicemente preoccupata.

Vaticano ha risposto a questa satrapia dell’Onu dichiarando che il suo report sensazionalistico era “ingiustamente nocivo” e andava al di là delle competenze della commissione “interferendo con le posizioni morali e dottrinali della chiesa cattolica”. Papa Francesco capirà che è esattamente per evitare queste ingerenze madornali che gli Stati Uniti hanno firmato ma mai ratificato la Convenzione per i diritti del fanciullo. Questo trattato ha poco a che vedere con i bambini e molto con i giochi di potere, e una buona mossa in Vaticano potrebbe essere quella di uscirne fuori.

di Claudia Rosett
Copyright Wall Street Journal
per gentile concessione
di MF/Milano Finanza

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