Balotelli, cosa?

Al secondo mese dell’éra Seedorf, la domanda è la stessa del gennaio di un anno fa, quando arrivò: cosa è, che tipo di animale è Mario Balotelli? Abbiamo capito che purtroppo non è un bad boy. Non è George Best né Paul Gascoigne, non ha i fantasmi che ti perseguitano anche di giorno e ti rendono unico, è un bravo ragazzo un po’ cazzarellone con cui al più è bene non fare rissa in discoteca. Ma in campo?

Al secondo mese dell’éra Seedorf, la domanda è la stessa del gennaio di un anno fa, quando arrivò: cosa è, che tipo di animale è Mario Balotelli? Abbiamo capito che purtroppo non è un bad boy. Non è George Best né Paul Gascoigne, non ha i fantasmi che ti perseguitano anche di giorno e ti rendono unico, è un bravo ragazzo un po’ cazzarellone con cui al più è bene non fare rissa in discoteca. Ma in campo? E’ certamente un atleta poderoso con un tiro schianta-pali, senza però il carattere di altri “bisonti” che in passato furono anche grandi capitani, penso a John Charles o a Giorgio Chinaglia: se i compagni in campo lo tengono d’occhio non è perché cercano lumi, conforto o indicazioni ma perché appena è coinvolto in uno scontro devono accorrere come amorevoli badanti prima che compia gesti scriteriati. Non ha scatto né dribbling fulminanti, non salta avversari nello stretto, per andare via ha bisogno di campo. Negli assist è approssimativo, è spesso in ritardo all’accensione, va volentieri in confusione, raramente fa con continuità la cosa giusta. Deve ancora farsi campione: chi crede di portarlo a diventare fra i più forti al mondo e cioè fra i più utili, dovrà sgrezzarlo. Di brutto. Altro che la cura dell’amore per l’anima ferita: ci vorrà carta vetrata e olio di gomito per sciogliergli i piedi, per dare sensibilità ed eleganza alla sua potenza.
A un Milan in fase “merci, immagine e parole” può anche stare bene così: costa ma è l’italiano più famoso al mondo, un’icona contro il razzismo coccolata dai magazine americani e da occhiute blogger in servizio permanente effettivo alla Casa Bianca. Ma chi aspetta solo di vedere bel calcio e fare tifo non può credere che attorno a lui si possa costruire il futuro del Milan. E per dirla tutta, sia pure con l’irrefrenabile desiderio di una smentita, nemmeno il presente della Nazionale.

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