Sirtaki al Valle

Tutti da (e con) Alexis Tsipras al Teatro Valle Occupato il venerdì sera, con la platea strapiena, la gente che spinge da fuori e la voce stentorea del compagno greco a suggellare il quadro: eccoli, i compagni italiani improvvisamente alleggeriti dal proprio ritorno a casa (altro che il trucido Beppe Grillo), tra vecchi amici e vecchi nemici ex post neo guevaristi-pauperisti-girotondini-bertinottiani e infine benecomunisti, finalmente e di nuovo a proprio agio tra parole come “sovranità popolare”, “lotta dura”, “guerra al capitale”, “lavoro”, “inclusione”, autogoverno”.

Sirtaki al Valle

Tutti da (e con) Alexis Tsipras al Teatro Valle Occupato il venerdì sera, con la platea strapiena, la gente che spinge da fuori e la voce stentorea del compagno greco a suggellare il quadro: eccoli, i compagni italiani improvvisamente alleggeriti dal proprio ritorno a casa (altro che il trucido Beppe Grillo), tra vecchi amici e vecchi nemici ex post neo guevaristi-pauperisti-girotondini-bertinottiani e infine benecomunisti, finalmente e di nuovo a proprio agio tra parole come “sovranità popolare”, “lotta dura”, “guerra al capitale”, “lavoro”, “inclusione”, autogoverno”. Qualcuno ha i capelli bianchi, ma che bello poter dire “sono trent’anni che siamo sempre gli stessi”, e lanciare il cuore oltre l’irrilevanza e la barca verso l’Egeo (dove si veleggia e villeggia bene). Fanno quasi tenerezza, così riuniti e ammassati, i co-firmatari della lista indipendente per Tsipras candidato alla presidenza Ue, lanciata (ancora senza un nome) da Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale, sotto i buoni auspici di Michele Serra, Carlo Freccero e Gustavo Zagrebelsky (sempre lui). Tsipras, papa per una volta davvero straniero, si dice cupamente “ottimista”, e loro sorridono, rinati dalle ceneri dell’ultima infatuazione (Cinque stelle, lista Ingroia). Tutti a parlar di diritti, esclusi quelli dei cittadini romani che vorrebbero indietro il loro teatro occupato a oltranza, nel silenzio delle istituzioni, dai cosiddetti “comunardi”.

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