L’establishment di Enrico

“Se il 19 febbraio Enrico Letta verrà a mani vuote al direttivo di Confindustria, non ci resterà che appellarci a Giorgio Napolitano”: è l’ultimatum affidato ieri da Giorgio Squinzi alla confindustriale Radio 24. Dunque l’incontro di poche ore prima a Palazzo Chigi non è riuscito a riportare dalla parte del governo l’organizzazione degli imprenditori, già sostenitrice della stabilità lettiana e ora sempre più in scia di Matteo Renzi. Squinzi ha spiegato con franchezza il perché: la mancata destinazione dei proventi dei tagli alla spesa (teorici) e delle privatizzazioni (altrettanto teoriche) per la riduzione del cuneo fiscale.

L’establishment di Enrico

“Se il 19 febbraio Enrico Letta verrà a mani vuote al direttivo di Confindustria, non ci resterà che appellarci a Giorgio Napolitano”: è l’ultimatum affidato ieri da Giorgio Squinzi alla confindustriale Radio 24. Dunque l’incontro di poche ore prima a Palazzo Chigi non è riuscito a riportare dalla parte del governo l’organizzazione degli imprenditori, già sostenitrice della stabilità lettiana e ora sempre più in scia di Matteo Renzi. Squinzi ha spiegato con franchezza il perché: la mancata destinazione dei proventi dei tagli alla spesa (teorici) e delle privatizzazioni (altrettanto teoriche) per la riduzione del cuneo fiscale. “Ora noi diciamo a Letta: qui i soldi, qui il cammello. E in tempi strettissimi”. Persa la Confindustria, nel governo si guarda con crescente preoccupazione al venir meno di un’altra sponda, che con Fabrizio Saccomanni all’Economia doveva essere scontata: quella della Banca d’Italia.

Da tempo Via Nazionale smentisce le previsioni governative su ripresa, occupazione, debito e pressione fiscale. L’ultima volta nel Bollettino economico di gennaio, contraddicendo il Def (Documento di economia e finanza) che fissa un pil all’uno per cento nel 2014 e all’1,7 nel 2015. E un Letta ancor più ottimista che prevede due punti di ripresa tra un anno. Bankitalia quasi dimezza le attese: pil 2014 non oltre lo 0,7 e all’uno nel 2015. E se anche Romano Prodi sconfessa l’ex pupillo, magari con un occhio al Quirinale, su chi ancora può contare il partito della stabilità? Ad applaudire Letta resta il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, tifoso della soluzione che si profila per Alitalia e della cosiddetta privatizzazione delle Poste, con azioni ai dipendenti, maggioranza allo stato e niente liberalizzazione. E, senza troppo trasporto, la parte della Cgil schierata con Susanna Camusso contro Maurizio Landini della Fiom, dopo che quest’ultimo ha, pure lui, strizzato l’occhio a Renzi. Si tratta delle federazioni più forti nel pubblico impiego, tra i pensionati, nei servizi locali in monopolio. Che fanno significativamente da pendant a pezzi di alta burocrazia pubblica. A ben vedere è il vecchio blocco, e neppure tutto, che tifava Pier Luigi Bersani. Auguri.

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