Attacco totalitario al libero credo

Per giudicare dell’attendibilità, dell’indipendenza e dell’imparzialità della Comitato dell’Onu “per i diritti del fanciullo” che mercoledì ha sferrato il suo attacco in 67 punti al Vaticano, accusato in un rapporto di non rispettare svariati aspetti della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia, il sociologo cattolico Massimo Introvigne invitava ieri sulla Bussola quotidiana a considerare il fatto che “uno dei diciotto membri, che ha funzione di vice-presidente, è stato designato dall’Arabia Saudita”.

Attacco totalitario al libero credo

Per giudicare dell’attendibilità, dell’indipendenza e dell’imparzialità della Comitato dell’Onu “per i diritti del fanciullo” che mercoledì ha sferrato il suo attacco in 67 punti al Vaticano, accusato in un rapporto di non rispettare svariati aspetti della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia, il sociologo cattolico Massimo Introvigne invitava ieri sulla Bussola quotidiana a considerare il fatto che “uno dei diciotto membri, che ha funzione di vice-presidente, è stato designato dall’Arabia Saudita”. Noto esempio, ironizza Introvigne, “di tutela dei diritti umani in genere e di quelli dei bambini – e delle bambine – in specie”, che ben si accompagna alla “personalità più in vista, influente e nota del Comitato, la peruviana Susana Villarán, sindaco di Lima e cattolica ‘adulta’”, nota per il suo “attivismo a favore del ‘matrimonio’ omosessuale, dell’ideologia di genere e dell’aborto”.

Molti commenti si sono concentrati sull’elemento più appariscente e violento del rapporto onusiano, la reiterata accusa alla chiesa cattolica (nonostante le misure drastiche messe in atto soprattutto dai due ultimi pontefici) di continuare nei fatti a coprire i preti pedofili, ai quali il Comitato attribuisce, senza nessun supporto che appaia meno che generico, “decine di migliaia” di abusi. Ma il vero cuore della dichiarazione di guerra – l’ennesima – dei burocrati del Palazzo di vetro al Vaticano, il suo aspetto più rivelatore e grottesco, sta nelle parti che intimano alla chiesa di rinunciare alla propria dottrina antropologica su famiglia, matrimonio, omosessualità, aborto. Le chiedono, soprattutto, di cancellarla nelle sue stesse scuole e nel diritto canonico. Da questo punto di vista, l’attacco dell’Onu è un purissimo attacco alla libertà religiosa, che è poi libertà senza aggettivi. La chiesa non ha alcun potere di imporre le proprie verità, ma le si vuole negare anche il diritto di proclamarle. L’intervento del Comitato ha principalmente e apertamente lo scopo di farla tacere, di azzerarla sulla scena pubblica, di privarla di libertà lì dove esercita legittimamente le proprie prerogative, e questo vale soprattutto per le scuole cattoliche.

E’ esperienza comune e primaria di ogni totalitarismo negare la libertà di insegnamento, e le sedici pagine messe insieme dai diciotto esperti “indipendenti” dell’Onu aspirano a porre le basi di una definitiva “formattazione” laicista e postmoderna dell’educazione, che deve valere anche per i cattolici, sotto un mantello progressista che giustifica ogni abuso. Questo vuole il Comitato per i Diritti del fanciullo quando chiede al Vaticano di smettere di “enfatizzare la promozione della complementarità e dell’eguaglianza nella dignità, due concetti – riferiti ai due sessi, ndr – che non corrispondono all’eguaglianza di fatto e di diritto prescritta dall’articolo 2 della Convenzione e spesso sono utilizzati per giustificare politiche e leggi discriminatorie”; quando  “invita la Santa Sede ad adottare un approccio basato sui diritti per affrontare la discriminazione tra ragazze e ragazzi e ad astenersi dal ricorrere a una terminologia che possa minacciare l’eguaglianza tra ragazze e ragazzi”; quando le chiede di “assumere misure attive per rimuovere dai libri di testo delle scuole cattoliche tutti gli stereotipi di genere che potrebbero limitare lo sviluppo dei talenti e delle attitudini dei ragazzi e delle ragazze e minare le loro opportunità educative e di vita”; quando intima “con urgenza alla Santa Sede di rivedere la sua posizione sull’aborto e di modificare il canone 1398 del Codice di diritto canonico relativo all’aborto, allo scopo di precisare le circostanze in cui l’aborto è permesso”; quando afferma che “la Santa Sede dovrebbe assicurarsi che l’educazione sessuale e alla salute riproduttiva e la prevenzione dell’Hiv/Aids sia parte del curriculum obbligatorio delle scuole cattoliche”. Non pago, dopo aver deciso ciò che i cattolici devono insegnare nelle loro scuole, il Comitato per i Diritti del fanciullo si lancia nella condanna della pratica “dell’abbandono anonimo dei neonati organizzato da realtà cattoliche in diversi paesi attraverso le cosiddette baby boxes”, e invita “con forza la Santa Sede a cooperare per determinare la cause della pratica dell’abbandono anonimo dei neonati e per promuovere le alternative”.

Prima tra tutte, si immagina, perfettamente in linea con la tutela dei diritti del fanciullo onusianamente intesa, l’aborto.

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