"L'accordo con FI è un bene per il paese"

Renzi a Letta: "Giochiamo a carte scoperte"

"Se si andasse alle elezioni con l'Italicum e un'alleanza Berlusconi-Bossi Casini ci battesse il problema saremmo noi". Così ha risposto il segretario del Pd, Matteo Renzi, durante la direzione del partito alle critiche mosse da più parti alla riforma elettorale. "Se dopo 20 anni la nostra capacità di prendere i voti è tale che basta che Casini vada di là e Bossi stia con Berlusconi per impaurirci, il problema ce l'abbiamo noi", ha insistito il segretario. Il sindaco ha poi commentato con favore il "no" alle pregiudiziali sulla legge elettorale: "Vorrei ringraziare il gruppo, anche e soprattutto chi aveva più dubbi e ha accettato un percorso condiviso e di forzare, anzi di rinunciare ciascuno a un pezzetto".

Leggi anche Cerasa I potenti che spingono Renzi a rottamare Letta

Renzi a Letta: "Giochiamo a carte scoperte"

"Se si andasse alle elezioni con l'Italicum e un'alleanza Berlusconi-Bossi Casini ci battesse il problema saremmo noi". Così ha risposto il segretario del Pd, Matteo Renzi, durante la direzione del partito alle critiche mosse da più parti alla riforma elettorale. "Se dopo 20 anni la nostra capacità di prendnere i voti è tale che basta che Casini vada di là e Bossi stia con Berlusconi per impaurirci, il problema ce l'abbiamo noi", ha insistito il segretario. Il sindaco ha poi commentato con favore il "no" alle pregiudiziali sulla legge elettorale: "Vorrei ringraziare il gruppo, anche e soprattutto chi aveva più dubbi e ha accettato un percorso condiviso e di forzare, anzi di rinunciare ciascuno a un pezzetto".

NESSUNA SPACCATURA NEL PD - "Segnalo che quando si è trattato di andare al voto segreto, i 20 franchi tiratori non li conosciamo, ma la presenza del Pd in Aula è stata del 92,8%. A chi diceva 'in Aula il Pd si spaccherà', rispondo che il Pd non solo non si è spaccato ma ha retto la posizone arrivando a un voto che è stato un passaggio decisamente importante", ha sottolineato Renzi.

IL SOSTEGNO AL GOVERNO LETTA - Nel corso della direzione, Matteo Renzi ha rivendicato la lealtà del Pd nei confronti del governo e ha rinnovato l'invito al premier Enrico Letta a decidere lui se sul governo va tutto bene o c'è qualcosa da cambiare. "Andiamo avanti in modo chiaro sull'obbiettivo delle riforme che ci ha dato il popolo delle primarie", ha spiegato alla direzione del Pd. "Il giudizio sul governo, sui ministri spetta innanzitutto al presidente del Consiglio: se ritiene che le cose vadano bene come stanno andando, che vada avanti. Se ritiene che ci siano dei cambiamenti da apporre, affronti il problema nelle sedi politiche e istituzionali, indichi quali e giochiamo a carte scoperte", ha sottolineato. "Io difendo il Pd non per ruolo, ma per convinzione rispetto a questi mesi. Anche quando il Pd è stato guidato da altri", ha spiegato. "Se ci sono stati dei problemi, non li ha mai posti il Pd. Non abbiamo mai fatto mancare il nostro appoggio in nessun passaggio rilevante. La nostra fiducia è stata costante anche su provvedimenti che non digerivamo bene e sui ministri, quando il premier ha chiesto un aiuto, gli è stato concesso in modo chiaro", ha ricordato Renzi.  

IN CASO DI ELEZIONI - "Alle elezioni ci sarebbe il simbolo del Pd e dò per scontato che ci sarebbero i moderati che non vogliono stare col Pd ma nemmeno dall'altra parte – una sorta di gol che vale doppio –  e una sinistra che non sarebbe da respingere". Così il sindaco di Firenza, parlando ai componenti del Pd, ha respinto il dibattito che si è innescato sui sondaggi e il timore che ne è nato circa un recupero del centrodestra. "E' del tutto evidente che se si andasse a votare con questo sistema, il Pd dovrebbe riflettere su come posizionarsi. I sondaggi dicono che i partiti di centro che hanno deciso di schierarsi vengono conteggiati a Berlusconi. Non è così: Scelta civica si è divisa, e se anche ci si dividesse fino all'atomo, il consenso non lo porta più il leader, non si trascina dietro il suo consenso. L'elettore è molto più in grado di decidere e questa ricostruzione è superficiale".

ANCHE FORZA ITALIA NEL PROGETTO DELLE RIFORME - "Considero un valore che Forza Italia sia con noi in questa discussione sulle riforme", ha detto Renzi. Che poi ha aggiunto: "Mi sarebbe piaciuto sentire – anche da parte di chi continua a dire che questa iniziativa è problematica – una parola per dire che il fatto che anche Forza Italia sia in questa discussione è un bene per il Paese". "Noi siamo perché le regole si scrivano insieme – ha spiegato il sindaco di Firenze – Lo abbiamo sempre detto agli altri e oggi con coerenza, dignità e nobiltà d'animo diciamo che vogliamo scrivere le regole con tutti quelli che ci stanno".

UNA PODEROSA RIFORMA DELLE ISTITUZIONI PER DEPOTENZIARE L'ANTIPOLITICA - Al Senato resterà il potere di eleggere il Presidente della Repubblica e "quegli organismi che la Costituzione dà al Parlamento in seduta comune". Lo ha assicurato Renzi parlando della già annunciata riforma di uno dei due rami del Parlamento. "Segnalo il passaggio che più considero un segnale all'antipolitica: è quello di parametrare le indennità del consigliere regionale a quelle dei sindaci dei capoluoghi, non un centesimo in più. Su questo punto so che c'è una discussione anche tra di noi, ma è un punto centrale di credibilità perché la riduzione dell'indennità e un modo per restituire anche autorevolezza alle Regioni, autorevolezza persa in questi ultimi mesi. Noi abbiamo bisogno di Regioni forti e autorevoli, allora devono aiutarci ad aiutarle e su questo tema c'è un accordo già siglato con le altre forze politiche", ha ricordato il segretario del Pd. Che ha assicurato che dopo il 15 febbraio "partiremo sulla riforma del Senato, al Senato, e sulla riforma del titolo V alla camera, su questo c'è accordo cone tutti. E' una poderosa riforma istituzionale". D'altronde, ricorda il sindaco, "questa escalation di toni, questo climax ascendente è basato essenzialmente sul fatto che il Parlamento ha iniziato a legiferare sulle riforme. Si è iniziato, nel bene o nel male, a produrre risultati che tolgono la terra sotto i piedi ai movimenti della protesta", ha assicurato il segretario del Pd. "Se riusciamo a tenere insieme il pacchetto di riforme e a rimettere in moto una capacità di relazione tra eletti ed elettori allora sconfiggiamo nel modo più efficace l'antipolitica", ha spiegato. 

DISSIDENZE GRILLINE - Matteo Renzi è certo che vi sia una frangia di parlamentari del Movimento 5 Stelle stanca di rispondere alla linea di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. "Forse anche io ho sbagliato a continuare a rivolgermi ai deputati M5S con toni di comprensione, ma soffro a veder deputati che mi sembrano prigionieri politici incastrati nel blog, nel cuore di queste persone c'è voglia di fare bene. E' un meccanismo per certo aspetti allucinante", ha spiegato il leader alla direzione del Pd. "Siamo in un passaggio in cui l'innalzamento dei toni che Grillo e Casaleggio hanno scelto di proporre, contestuali ad alcune visite, è qualcosa che deve farci riflettere", ha insistito. Ma se si faranno le riforme, "non solo libereremo una parte di prigioni politici incastrati nel blog di Beppe Grillo, una parte dei quali pronti a uscire, ma anche a recuperare un rapporto con i cittadini", ha assicurato.   

FCA E LA SCELTA DI MARCHIONNE - "Mi ha molto colpito la discussione che c'è stata, o meglio non c'è stata, a seguito della decisione della Fiat, il più grande gruppo industriale italiano, di fare un'operazione significativa di fusione e consolidamento insieme a uno dei principali gruppi, la Chrysler, facendo una doppia scelta seria e per certi aspetti discutibile, di portare la sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra". Con queste parole Renzi ha affrontato, in una premessa, il tema della Fiat. "Su questo tema si è speso molto meno dibattito che rispetto al rimpasto o alle soglie della riforma elettorale", ha poi sottolineato Renzi ricordando come "gli azionisti di Fiat qualche debito verso il Paese ce l'hanno". Poi, individuando alcuni aspetti del problema legato alla scelta delle sedi – legale e fiscale – il sindaco ha dichiarato: "Un'azienda così dovrebbe avere anche un'identità territoriale? Perché ha spostato la sede legale in Olanda? Perché in altri paesi è più semplice svolgere attività. Mi colpisce che si dedichi alla principale azienda che lascia l'Italia poco più di due giorni di dibattito. Che tipo di potere morale ha la politica verso queste aziende?". 

Leggi anche Cerasa I potenti che spingono Renzi a rottamare Letta

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi