Il tao della Cina

Forti di due superstizioni, il denaro e il partito, i cinesi muovono guerra alla magia. Xi Jinping, il leader della Repubblica popolare di Cina, ha messo al bando la notte in nome del giorno. Gli alberghi non dovranno più saltare il numero 4. E così nei posti sugli aerei. E negli ascensori. Il quattro sarà messo bene in vista. La tetrafobia, la paura del quattro, non è più ammessa nella Terra di Mezzo.

Il tao della Cina

Forti di due superstizioni, il denaro e il partito, i cinesi muovono guerra alla magia. Xi Jinping, il leader della Repubblica popolare di Cina, ha messo al bando la notte in nome del giorno. Gli alberghi non dovranno più saltare il numero 4. E così nei posti sugli aerei. E negli ascensori. Il quattro sarà messo bene in vista. La tetrafobia, la paura del quattro, non è più ammessa nella Terra di Mezzo. Cancellato per decreto il significato di morte nell’ideogramma che rappresenta il due più due perché, nell’epoca del primato cinese nel globo, vale solo un principio: il profitto.

La Cina, ciclicamente, si ritrova a lottare con se stessa. La Cina si specchia da sempre in quello che i poveri di spirito chiamano superstizione. I grattacieli avveniristici di Hong Kong sono costruiti tutti secondo i princìpi di locazione del Feng Shui, dottrina adesso proibita. Nel parco della stessa città, ancora adesso, i poliziotti tollerano una zona franca dove uomini e donne, nella laboriosa gestualità di esercizi ginnici, mascherano il culto del Falun Gong, la setta nemica per eccellenza. Ancora ieri, a Canton, presso il più importante tempio buddista di Cina, il rito di Six Banyan, all’ombra del ficus, era affollato.

E’ sempre meglio credere male che non credere in niente – questo è il vantaggio del Drago – e il codice di vita sociale è immerso nella divinazione, nella numerologia e nella ricerca dell’armonia. Ogni esercizio fisico militare non è mero addestramento di muscoli ma riflesso di una celeste eufonia. I cinesi credono alla superstizione perché sono intelligenti. Oltrepassano la razionalità basica dei residenti d’occidente e se oggi sono chiamati a obbedire al denaro e al partito lo fanno per affrontare un appuntamento rituale che è proprio della loro storia: strappare ciò che non si può estirpare. Come accadde al tempo della Rivoluzione culturale, quando le Guardie rosse di Mao misero a morte i maestri delle arti marziali, rasero al suolo le scuole, proibirono l’insegnamento delle discipline per doverle recuperare dopo, giusto nella battaglia di egemonia in corso dove si avanza anche con le armi della conquista culturale. Ciò che storicamente non è stato mai estirpato dalla loro identità è quel mettere insieme il giorno – l’ordine quadrato di Confucio – con la notte, ovvero la nebulosa di credenze, spiriti ed energia. Alchemicamente è inevitabile che il giorno cerchi la notte, così come poi, questa combatta quello, ed è impossibile che un cinese venga separato da se stesso perché perfino nella celebrazione della messa cattolica, in tutta la Cina, ogni fedele della Repubblica popolare fa il triplice inchino davanti all’effigie dell’antenato. Così come stabilito dall’ordine confuciano. Così come accade nella tecnologia più avanzata che non rinuncia ai princìpi tradizionali.

La Cina che lotta con se stessa è Confucio in guerra con Lao Tze. Quando il confucianesimo si ferma arriva il taoismo. E quando Confucio risorge si riprende lo spazio del Tao. L’uomo, dice Confucio, non deve agire in base al profitto. I cinesi non pensano ad altro. Sono preda del materialismo. Nonostante ciò non riescono a separarsi da se stessi. Vanno dal barbiere per ogni santo capodanno lunare. La Cina di oggi è quella che è stata sempre.

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