I tiepidi vanno all’inferno, io vado a Marsiglia in talare con padre Zanotti

Bisogna andare a Marsiglia. Non per il pastis, non per il sapone, non per la bouillabaisse, ma per un prete. Un prete così potentemente prete come padre Zanotti, così ardente e appassionato, così trascinatore, in Italia non riesco a trovarlo. Dicono un gran bene di don Fabio Rosini, a Roma, che non sarà un ipocredente ma pure lui nelle foto appare in maglione o in tenuta da pastore anglicano: come mai? Perché tanti preti, anche buoni preti, indossano il clergyman?

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I tiepidi vanno all’inferno, io vado a Marsiglia in talare con padre Zanotti

Bisogna andare a Marsiglia. Non per il pastis, non per il sapone, non per la bouillabaisse, ma per un prete. Un prete così potentemente prete come padre Zanotti, così ardente e appassionato, così trascinatore, in Italia non riesco a trovarlo. Dicono un gran bene di don Fabio Rosini, a Roma, che non sarà un ipocredente ma pure lui nelle foto appare in maglione o in tenuta da pastore anglicano: come mai? Perché tanti preti, anche buoni preti, indossano il clergyman? Forse perché d’accordo col pluriscomunicato e pluriuxoricida Enrico VIII? O perché ci tengono a somigliare ai signori delle pompe funebri? Padre Zanotti invece veste la talare siccome indossarla significa essere immediamente riconosciuti come operai di Dio, e subito interpellati per riparare anime. Mentre “andando in giro in borghese sei sicuro di una cosa: che non succederà niente”. Lo scrive in “I tiepidi vanno all’inferno” (Mondadori), un libro ad alta temperatura religiosa però non solo mistico, anche parecchio pratico, e che dovrebbe essere portato nei seminari perché insegna a fare il prete e fuori dai seminari perché mette voglia di farsi prete. Padre Zanotti esorta il sacerdote a “non essere uno tra gli altri”, a non mimetizzarsi (cosa che a lui riuscirebbe comunque difficile, essendo alto e bello come un attore). “Non lasciare che i fedeli ti diano del tu. E se lo fanno per lunga consuetudine con te, che premettano padre al tuo nome”. Devono leggerlo i preti che, specie su internet, omettono il don, confondendosi nel mare magno e non offrendo nessuna luce, nessun punto di riferimento, a chi nel mare magno si è perso. Io ho un contatto Facebook che non sono riuscito a capire se è un frate oppure un laico: non usa il fra, non veste il saio, solo Dio sa qual è la sua vocazione, ammesso che una vocazione ci sia.

Bisogna andare a Marsiglia per vedere in azione questo prete formidabile e si potrebbe anche fare, non è così distante. Inoltre padre Zanotti, come suggeriscono il cognome e la città di nascita, Nizza, ha sangue italiano nelle vene, e prima dell’ordinazione ha studiato a Treviso, Padova, Roma (Angelicum) quindi la nostra lingua dovrebbe conoscerla. Non è solo un po’ italiano, è anche un po’ ebreo, almeno come origine, e all’anagrafe e in copertina risulta Michel-Marie Zanotti-Sorkine: il secondo cognome ricorda il nonno materno, immigrato russo. Pertanto non è cresciuto in una famiglia molto cattolica, e in un ambiente ben poco cattolico ha vissuto quando, fino ai ventotto anni, cantava nei cabaret di Parigi e Montecarlo, e nemmeno oggi vive in un contesto così cattolico: a Marsiglia un quarto degli abitanti è maomettano e innumerevoli sono gli atei, i genderisti, gli omosessualisti, i cristiani arresi al mondo. Forse proprio per questo ha sviluppato una fisionomia cattolica nettissima fino a essere capace di scagliarsi contro “l’ecumenismo da due soldi, che consiste nel volere che i protestanti restino tali”. Non accusa il contesto ostile ma la tiepidezza del clero: “San Paolo ha forse beneficiato delle circostanze più favorevoli per annunciare il Regno? Andiamo, siamo onesti: non abbiamo più il sacro fuoco”.

Qualche anno fa l’incendiario padre è diventato parroco di Saint-Vincent de Paul, gran tempio neogotico in fondo a la Canebière, pieno centro, che come molte chiese francesi e non solo francesi (a Firenze hanno appena chiuso San Marco, la chiesa del Beato Angelico, di Savonarola e La Pira) si stava spegnendo per mancanza di fedeli: adesso c’è la fila. Miracolo di una fede fiammeggiante che ha fatto tornare le pecore all’ovile con la predicazione (dal pulpito, l’ho visto su YouTube, fa impressione), la bellezza (candele vere, organo vero, confessionali veri), il fervore (“solleva la mano per benedire le persone e le cose, credi nel potere dell’acqua santa, sii soprannaturale!”) e l’estrema disponibilità: chiesa sempre aperta e lui sempre pronto a confessare, a incontrare chiunque anche senza appuntamento, anche nei caffè e nelle case, padre spirituale di un popolo multicolore di madri senza mariti, di giovani incerti, di vecchi malati. “En cas d’urgence, de jour comme de nuit, vous pouvez contacter le père curé au 0491485745. Il viendra sans tarder”, c’è scritto sul sito: senza tardare e in abito talare, perché tutti sappiano chi l’ha mandato.

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