Vittoria pour Tous

Patetica retromarcia, resa, sconfitta, vigliaccheria, disfatta: sono le parole usate dai giornali della gauche francese per commentare la decisione del governo Ayrault, annunciata lunedì, di rinunciare a presentare nel 2014 il progetto di legge sulla famiglia. Il quale, ormai è chiaro, doveva contenere la possibilità di accedere alla fecondazione in vitro per le coppie lesbiche, se non anche introdurre l’utero in affitto.

Vittoria pour Tous

Patetica retromarcia, resa, sconfitta, vigliaccheria, disfatta: sono le parole usate dai giornali della gauche francese per commentare la decisione del governo Ayrault, annunciata lunedì, di rinunciare a presentare nel 2014 il progetto di legge sulla famiglia. Il quale, ormai è chiaro, doveva contenere la possibilità di accedere alla fecondazione in vitro per le coppie lesbiche, se non anche introdurre l’utero in affitto. Ma il successo dei cortei organizzati domenica dalla Manif pour Tous, che contro quelle ipotesi si batte – successo spiazzante anche per i gollisti dell’Ump, che non ha aderito all’iniziativa – ha convinto l’esecutivo a rinviare un dossier che provoca divisioni e contraddizioni in casa socialista e che, soprattutto, si dimostra motivo di tensione con una parte importante del paese, decisa a farsi sentire.
E mentre Europe-Ecologie-Les Verts e le altre formazioni di sinistra che appoggiano il governo gridano al tradimento, una dei portavoce della Manif pour Tous, Ludovine de la Rochère, lunedì poteva legittimamente esultare per quella che è una vittoria del movimento francese “filofamiglia”. Ieri ha chiesto anche che sia ritirata la sperimentazione scolastica chiamata “Abcd de l’égalité”, il catechismo dell’uguaglianza ispirato alla teoria del gender e boicottato da famiglie che non vogliono essere considerate portatrici di “stereotipi” da neutralizzare. La ministra dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, diceva ieri che le famiglie scese pacificamente in piazza domenica “cercano di imporre la loro visione unica della famiglia, una visione nostalgica e obsoleta, che non corrisponde più alla visione di oggi”.

Sgradevole, ma già più cauta del suo collega all’Interno, Valls, che aveva parlato con sprezzo di mobilitazione reazionaria alla Tea Party e preconizzato violenze e slogan omofobi. Entrambi, ora, devono vedersela con i deputati della loro maggioranza, i quali hanno annunciato che faranno di testa loro e presenteranno il disegno di legge sulla famiglia che l’esecutivo vuole rimandare a data da stabilirsi. La mobilitazione per difendere la famiglia fa scoppiare la famiglia governativa, commentava ieri il Figaro. La Manif pour Tous è stata accusata di aver inventato “fantasmi” e “combattimenti immaginari”. Tale sarebbe la minaccia dell’insegnamento scolastico, dalla più tenera età, della teoria del gender, volta a favorire la “decostruzione” dei ruoli sessuali.

Una minaccia che tanto immaginaria forse non è. Segnala l’altro portavoce della Manif pour Tous, Tugdual Derville, che il governo sta “rapidamente cancellando la parola gender dai siti internet” che lo riguardano. E c’è da notare che, alla fine di gennaio, anche le scuole di giornalismo hanno ingaggiato il loro “combattimento immaginario” contro le regole imposte dalla nuova legge sulla parità uomo-donna, denunciando “l’ingerenza del potere nelle scuole che intendono formare spiriti indipendenti”. Qualcuno fa notare (tra gli altri il filosofo Bertrand Vergely, sul sito Atlantico.fr) l’arbitrio di un’operazione intimidatoria che, dopo aver stabilito che provetta senza limiti, matrimonio gay e l’indifferenziazione sessuale come valore sono “la modernità”, definisce reazionario chi vi si oppone: “C’è una sinistra  che agita questa immagine senza chiarire di cosa parla. Ai suoi occhi, la Francia reazionaria designa destra, estrema destra, cattolici, credenti, conservatori e, infine, tutti coloro che non votano a sinistra”.

“L’inferno della rieducazione dei bambini è lastricato di buone intenzioni – aggiunge il filosofo Damien Le Guay, sempre su Atlantico – e già Tocqueville vedeva nascere, nell’indifferenziazione generalizzata, una ‘tirannia della maggioranza’. Ci siamo arrivati”. Gli dà ragione l’approvazione, non vincolante ma orientante (394 voti a favore, 176 contrari e 72 astensioni) da parte del Parlamento europeo del rapporto Lunacek “contro l’omofobia e le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sul genere”. Identico al rapporto Estrela bocciato due volte in passato, chiede alla Commissione europea di presentare “proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell’Unione europea”: un modo per imporre il matrimonio gay anche ai paesi che non lo prevedono. “E’ uno stravolgimento dei diritti dell’uomo a vantaggio dei militanti Lgbt”, ha commentato la Manif pour Tous. 

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