Le gerarchie cattoliche novatrici sono spiazzate dai movimenti pro-realtà e vita

Papa Francesco è instancabile. Solo ieri ha predicato come vescovo in Santa Marta, una splendida rivisitazione biblica ed evangelica del pianto del padre per il figlio, perché il figlio definisce il padre, concetto sublime, teologico e antropologico. Ma ha anche predicato per la quaresima con un messaggio in cui distingue la povertà, agognata come condizione di beatitudine dai cristiani, e la miseria, e, nella miseria, la miseria materiale, la morale e la spirituale. Insomma ha ridefinito in modo canonico ma non proprio scontato, visti gli equivoci anche mediatici, il senso della chiesa povera e per i poveri.

Le gerarchie cattoliche novatrici sono spiazzate dai movimenti pro-realtà e vita

Papa Francesco è instancabile. Solo ieri ha predicato come vescovo in Santa Marta, una splendida rivisitazione biblica ed evangelica del pianto del padre per il figlio, perché il figlio definisce il padre, concetto sublime, teologico e antropologico. Ma ha anche predicato per la quaresima con un messaggio in cui distingue la povertà, agognata come condizione di beatitudine dai cristiani, e la miseria, e, nella miseria, la miseria materiale, la morale e la spirituale. Insomma ha ridefinito in modo canonico ma non proprio scontato, visti gli equivoci anche mediatici, il senso della chiesa povera e per i poveri.

C’è però una questione che è destinata ad affaticare oltre misura la pertinacia pastorale e la pazienza paterna di questo Pontefice: la famiglia, cioè il grumo pratico e sacramentale intorno al quale si addensano temi come il matrimonio, la differenza di genere e l’omosessualità non come condizione di peccato ma come critica della variante sessuale e identitaria “naturale” o “creaturale”, la sessualità riproduttiva e unitiva nella sua identità postmoderna, le avventure tecniche e ideologiche della manipolazione della vita dal concepimento alla sua fine.

Matteo Matzuzzi continua anche oggi il suo racconto solitario della chiesa che si avvia al suo Vaticano III potenziale, il doppio Sinodo ordinario e straordinario sulla famiglia, i sondaggi d’opinione nelle diocesi, le conferenze episcopali investite di un quantum di autonomia dottrinale che discutono in modo animato, il ruolo del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Si aggiunge oggi un’intervista calibrata e apparentemente cauta, ma non a scapito della chiarezza, con un antropologo e filosofo di establishment ecclesiale, Stanislaw Grygiel, che fu pupillo di Giovanni Paolo II e lavora nelle strutture da questo inaugurate sul tema, appunto, della famiglia.

Il professor Grygiel spiega la differenza tra opinioni, fossero pure quelle contenute nelle interviste di autorevolissimi coordinatori del consiglio della corona pontificia degli “otto” (Maradiaga) o dell’arcivescovo di Monaco (Marx), e la testimonianza comunionale nella chiesa, che alla fine fa testo e non può non adeguarsi al principio secondo il quale non è il mondo a conformare i cristiani all’opinione ma è l’annuncio cristiano che deve evangelizzare il mondo nel segno della verità o della realtà, pena la perdita di senso dell’essere chiesa di Cristo (e, aggiungiamo noi, la perdita di senso in generale di un pensiero razionale). Leggerete e deciderete.

Ma altri si sta incaricando di decidere del ciclo dei sinodi potenzialmente conciliari. Questo “altri” è il movimento, che ha anche tratti confusi e da decrittare ma esiste ed è vivo, intorno ai princìpi non negoziabili, particolarmente vivace e fattivo, e capace di primi risultati, nella Francia giacobina della scristianizzazione come programma religioso di stato. Sentiti come criteri di giudizio e di comportamento capaci di attribuire alla società e alla realtà logica e naturale un netto primato sullo stato e sulle maggioranze che orientano numericamente le pratiche democratiche,  questi princìpi escono dall’involucro culturale, teologico e pastorale dei pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI per affacciarsi sulla nuda terra dei conflitti intorno alle idee e ai modi di vita occidentali.
Ora le gerarchie tedesche rimettono in discussione la Humanae vitae, grande enciclica che celebrammo qui nel quarantennale, ma sono spiazzate  dalla vita umana in movimento.

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