Parla l’ambasciatore Kohno

Il Giappone spiegato ai pacifisti: liberale, dialogante e bene armato

“Mi capita di leggere anche in Italia notizie che attribuiscono al Giappone un pericoloso ‘slittamento a destra’, ma tali commenti sono del tutto infondati”, dice a colloquio con il Foglio Masaharu Kohno, che dal marzo del 2011 è l’ambasciatore del Giappone in Italia. Kohno, classe 1948, laurea in Legge e specializzazione in America, già console del Giappone a Los Angeles, viceministro degli Esteri nel 2007 e poi ambasciatore in Russia, dice che “al pari dell’Italia, il Giappone – nei circa settant’anni successivi alla Seconda guerra mondiale – ha promosso la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, e ha contribuito alla stabilità e alla prosperità mondiali, in primis dell’Asia.

Il Giappone spiegato ai pacifisti: liberale, dialogante e bene armato

Da poco più di tredici mesi alla guida del governo di Tokyo, Shinzo Abe, leader del Partito liberal-democratico, è l’uomo nuovo del Giappone che vuole uscire dalla crisi iniziata con il “decennio perduto” degli anni Novanta e proseguita fino al terremoto dell’11 marzo 2011, con i problemi della ricostruzione e la crisi nucleare non ancora del tutto risolta. La sua battaglia contro la depressione economica porta il suo nome, Abenomics, ma Shinzo Abe non è soltanto politica economica. Sin dalla campagna elettorale il suo obiettivo è stato far tornare il Giappone (e i giapponesi) una nazione con un ruolo chiave negli equilibri globali, puntando anche sullo spirito patriottico dei giapponesi. “Mi capita di leggere anche in Italia notizie che attribuiscono al Giappone un pericoloso ‘slittamento a destra’, ma tali commenti sono del tutto infondati”, dice a colloquio con il Foglio Masaharu Kohno, che dal marzo del 2011 è l’ambasciatore del Giappone in Italia. Kohno, classe 1948, laurea in Legge e specializzazione in America, già console del Giappone a Los Angeles, viceministro degli Esteri nel 2007 e poi ambasciatore in Russia, dice che “al pari dell’Italia, il Giappone – nei circa settant’anni successivi alla Seconda guerra mondiale – ha promosso la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, e ha contribuito alla stabilità e alla prosperità mondiali, in primis dell’Asia. Valori come la pace, la democrazia o i diritti umani sono profondamente radicati nell’identità del nostro popolo, e anche in futuro il Giappone non devierà dal suo percorso di nazione di pace. In effetti – e questa è una grande differenza con l’Europa – il clima di sicurezza nazionale in Asia orientale continua a irrigidirsi”.

Per esempio, dice Kohno, “lo sviluppo di missili e del nucleare da parte della Corea del nord sta mutando qualitativamente la minaccia alla sicurezza nazionale della regione asiatica”. E sono inoltre in aumento altri tipi di minacce, “i cyberattacchi e il terrorismo, che oltrepassano i confini nazionali. Oggi nessun paese è in grado di proteggere la propria pace e la sicurezza da solo. Sulla base di questa consapevolezza il Giappone, da una posizione di ‘contributore proattivo alla pace’ fondata sulla cooperazione fra i paesi, collaborerà ulteriormente nel garantire la pace e la stabilità, nonché la prosperità, della società asiatica e mondiale”. La recente legge sul segreto di stato, la “Legge sulla protezione di segreti specifici” approvata dalla Dieta all’inizio di dicembre, “ha lo scopo di introdurre strutture già in essere in diversi paesi, e criticarla come pericoloso ‘nazionalismo’ è fuori luogo”. Poi c’è la questione della possibile revisione della Costituzione redatta nel Dopoguerra, che all’articolo 9 impedisce al Giappone di dotarsi di un esercito regolare: “Riguardo alla relazione tra Costituzione e temi quali il diritto alla legittima difesa collettiva”, dice l’ambasciatore Kohno, “è in atto uno studio da parte di una commissione di esperti; come è naturale, questa ricerca viene svolta all’interno dei limiti in cui, secondo il diritto internazionale, ogni paese – compresa l’Italia – può intraprenderla. Inoltre, desidero aggiungere che – riguardo all’art. 9 della Carta – non si tratta di una riforma bensì di un dibattito sull’interpretazione che dovrebbe avere. Ad ogni modo il premier non ha alcuna intenzione di modificare il ‘pacifismo’ insito nell’attuale Costituzione”.

Anche in Italia in molti – Sergio Romano ieri sul Corriere, per esempio – hanno criticato la visita di Shinzo Abe al santuario di Yasukuni, dove si ricordano i caduti in guerra comprese quattordici persone condannate per “crimini contro la pace”: “Nel santuario sono onorate – senza distinzione di ceto o genere – circa 2.460.000 anime di quanti compirono l’estremo sacrificio per la propria nazione, non solo durante la Seconda guerra mondiale, ma a partire dal 1853. Il premier ha effettuato la visita per manifestare il suo cordoglio e onorare i caduti al fronte nella loro totalità, ma anche per rafforzare il suo impegno alla rinuncia alla guerra; la visita non intendeva in nessun modo rendere omaggio ai criminali di guerra o elogiare il militarismo. E’ un atteggiamento comune a tutti i leader mondiali quello di giungere le mani e pregare per i soldati morti al fronte in difesa della propria nazione”. Dunque, nonostante la visita, il Giappone riuscirà a preservare le relazioni diplomatiche con Pechino e Seul? “Cina e Corea sono vicini importanti per noi; lo stesso Abe ha affermato che ‘il Giappone non ha alcuna intenzione di offendere i loro sentimenti’, ed è disposto ad ascoltare con umiltà le opinioni dei due paesi. Come più volte ribadito da Abe, il Giappone tiene sempre aperte le porte del dialogo, e spera che i paesi vicini accolgano il suo appello al confronto da un’ampia prospettiva, senza porre alcuna condizione”.

In questo clima teso, però, si inserisce anche il problema della disputa territoriale sulle Senkaku. Quale significato ha riconoscere la sovranità di quelle isole? “Le isole Senkaku, sulla base della storia e del diritto internazionale, fanno parte del nostro territorio, e attualmente il Giappone ne detiene il governo effettivo. Di conseguenza, non sussiste alcuna questione territoriale da risolvere sulle isole Senkaku”, spiega chiaramente l’ambasciatore Kohno. Che prosegue: “Nel 1895, in base al diritto internazionale, il Giappone ha annesso al suo territorio le isole Senkaku, che sono rimaste pacificamente sotto la sovranità giapponese per quasi 120 anni. La Cina ha iniziato a sollevare pretese territoriali solo a partire dal 1971, dopo che una ricerca scientifica aveva indicato la possibile presenza di risorse petrolifere nell’area. Fino ad allora la Cina non aveva mai sollevato un’obiezione alla sovranità giapponese sulle isole Senkaku. Inoltre, la Cina ha istituito nel 1992 una legge sulle acque territoriali, definendo le Senkaku come parte del suo territorio; poi nel 2008 sono cominciate le incursioni di imbarcazioni governative cinesi nelle acque territoriali giapponesi circostanti le isole. Da allora le incursioni si sono ripetute più volte, alimentando ancora oggi le tensioni nell’area. Recentemente, con azioni come l’istituzione di una zona di identificazione per la difesa aerea (Adiz) sul Mar della Cina orientale, Pechino sta intensificando i tentativi di modificare unilateralmente lo status quo tramite l’uso della forza. Desidero sottolineare che, anche di fronte a queste pericolose provocazioni, il Giappone ha sempre mantenuto la massima moderazione e lucidità”. E in effetti alla provocazione cinese risposero i B-52 americani, che sorvolarono l’area senza comunicare alcunché a Pechino. Per l’ambasciatore Kohno, la questione è soprattutto di diritto internazionale: “La situazione delle Senkaku non si esaurisce in una ‘controversia intorno a degli isolotti’ fra Giappone e Cina. Desidero che anche l’Italia si renda conto del fatto che, se si permette di modificare lo status quo non tramite lo stato di diritto e il dialogo, bensì mediante l’uso della forza, c’è il rischio di gravi ripercussioni anche sulla stessa stabilità della società internazionale”.
La storia del Giappone è strettamente legata a quella del trono del Crisantemo. Ma qual è oggi il rapporto dei giapponesi con l’imperatore? “Come stabilito dalla Costituzione, l’Imperatore è ‘l’emblema dell’unione del Giappone e del popolo giapponese’. L’attuale Imperatore ha compiuto 80 anni a dicembre ma svolge con zelo la sua missione, coltiva rapporti d’amicizia con gli altri paesi, e insieme all’Imperatrice gode di profonda stima e rispetto tra la popolazione”, spiega Kohno. “Anche in occasione del Grande terremoto del Giappone orientale del 2011, le parole dell’Imperatore e la sua visita nelle zone colpite dal disastro hanno rappresentato un notevole incoraggiamento per la nazione”.

Is Japan back?
L’andamento del Giappone nei mercati nell’ultimo anno è stato tendenzialmente positivo – a eccezione della giornata di ieri, con l’indice Nikkei a -4,18 per cento. Quali sono le riforme che si aspetta da Shinzo Abe? “L’Abenomics punta a un’economia forte e in continua crescita, che crei innovazione e nuove imprese, e che estenda impiego e reddito”, dice l’ambasciatore. “La ripresa economica e l’uscita dalla lunga fase di deflazione sono le massime priorità del governo Abe. Anche i mercati hanno recepito questa volontà, e l’indice Nikkei 225 è aumentato di oltre il 50 per cento rispetto all’anno precedente l’istituzione del governo. Abe ha deciso di affrontare grandi riforme che erano state considerate per molto tempo ‘impossibili’, ha chiarito la sua determinazione a diventare una lama perforante in grado di rompere la base rocciosa degli interessi acquisiti”. Come ha spiegato a Davos, “d’ora in poi il Giappone diventerà un paese in cui sarà più facile lavorare sia per le ditte sia per le persone straniere. Si sta facendo in modo di creare opportunità in cui le donne possano brillare. Continuano gli accordi Tpp e gli Epa tra Giappone e Ue e si sta rivedendo il portafoglio del fondo per le pensioni, 1.200 miliardi di dollari da investire nella crescita. Attraverso questi sforzi si vogliono raddoppiare gli investimenti diretti interni entro il 2020. Di tali miglioramenti probabilmente stanno prendendo coscienza anche i cittadini”.

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