Al questionario sulla famiglia la chiesa tedesca risponde: basta con Paolo VI

La buona notizia è che i cattolici tedeschi pensano ancora che il matrimonio debba essere stabile e la famiglia il più possibile felice. Sul resto, è meglio che la chiesa di Roma si dia da fare al più presto per cambiare e mettersi in sintonia con i tempi correnti. A cominciare dalle relazioni sessuali prematrimoniali, dall’omosessualità, dalla questione dei divorziati risposati, dal controllo delle nascite. Tutte questioni che la gran parte dei fedeli di Germania non accetta o “respinge espressamente”.

Al questionario sulla famiglia la chiesa tedesca risponde: basta con Paolo VI

La buona notizia è che i cattolici tedeschi pensano ancora che il matrimonio debba essere stabile e la famiglia il più possibile felice. Sul resto, è meglio che la chiesa di Roma si dia da fare al più presto per cambiare e mettersi in sintonia con i tempi correnti. A cominciare dalle relazioni sessuali prematrimoniali, dall’omosessualità, dalla questione dei divorziati risposati, dal controllo delle nascite. Tutte questioni che la gran parte dei fedeli di Germania non accetta o “respinge espressamente”. A dirlo sono i risultati del questionario trasmesso qualche mese fa alle diocesi tedesche sulla pastorale familiare e matrimoniale. Risultati che – dettagliatamente spiegati in un documento di diciotto pagine illustrato dai vertici della conferenza episcopale locale – rappresenteranno la traccia su cui si muoveranno le alte gerarchie locali in vista degli appuntamenti che porteranno al Sinodo straordinario del prossimo ottobre e a quello ordinario del 2015, a cominciare dall’imminente concistoro di fine febbraio che affronterà la questione della famiglia. I vescovi guidati da monsignor Robert Zollitsch (in uscita a marzo) suggeriscono e auspicano che Roma prenda in considerazione “nuovi approcci riguardo la morale sessuale cattolica”. Basta con pregiudizi etici e condanne, insomma, anche nei confronti di chi è andato incontro a “fallimenti nel campo della famiglia o del matrimonio”. E questo perché “i fedeli non capiscono più le argomentazioni della chiesa su questi temi”. Si prendano ad esempio i giovani: “Ormai l’insegnamento della chiesa su matrimonio e famiglia non ha più presa su di loro” e sempre più spesso si nota “la distanza che c’è tra la dottrina e la pratica ecclesiale”. La “secolarizzazione della società e le esigenze lavorative rendono la vita religiosa e la preghiera sempre più difficili”.

La maggioranza dei cattolici tedeschi continua a essere contraria all’aborto in tutte le sue forme, “ma quasi tutti approvano il controllo artificiale delle nascite”, così come si registra “una marcata tendenza ad accettare – come mero atto di giustizia – il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso”, che “dovrebbero anche ricevere la benedizione da parte della chiesa”. Troppo presto, invece, per parlare di nozze gay: il parere, qui, è negativo. Il punto su cui pare esserci più distanza tra i fedeli e l’insegnamento tradizionale è la dottrina della Humanae Vitae. Quell’enciclica, scritta, firmata  e promulgata da Papa Paolo VI nel 1968, “è all’origine di molta confusione”, si legge nel documento. La “stragrande maggioranza dei cattolici respinge come incomprensibile il divieto sui metodi artificiali di controllo delle nascite” sancito in quel documento. La contraccezione non è considerata un peccato dalle migliaia di tedeschi che hanno risposto al questionario  e “non dovrebbe neppure essere oggetto di confessione”.

E’ sulla riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati che l’episcopato tedesco farà sentire maggiormente la propria voce in Vaticano: “Non si comprende perché i cattolici divorziati non possano risposarsi in chiesa e debbano essere loro negati i sacramenti se otpano per una cerimonia civile”. Il prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, l’ormai prossimo cardinale Gerhard Ludwig Müller, l’aveva ben spiegato lo scorso giugno sulla Tagespost e a ottobre sull’Osservatore Romano, ma dalla Germania erano giunti due autorevoli altolà. Prima monsignor Zollitsch, che si era rifiutato di ritirare il documento diffuso dall’ufficio per la cura delle anime di Friburgo che riammetteva i divorziati all’eucaristia in nome della misericordia e sulla falsa riga della prassi ortodossa che concede la seconda possibilità; poi era toccato al cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga che aveva rispedito all’ex Sant’Uffizio moniti e istruzioni circa la pastorale matrimoniale, ricordando a Müller che non spetta a lui bloccare dibattiti avviati da altri (cioè dal Papa).

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