La Manif pour Tous e le veline di Valls

Per screditare la Manif pour Tous, che domenica ha portato nelle strade di Parigi decine di migliaia di persone contro la “famigliofobia” governativa, il ministro dell’Interno francese, Manuel Valls, ha evocato lo spettro di una destra alla Tea Party. Fesserie, perché il movimento nato contro il mariage gay, e ora mobilitato contro il catechismo scolastico del gender (l“Abcd de l’égalité”) e il “diritto” di fecondazione in vitro per coppie lesbiche e di utero in affitto per quelle di maschi, conta sostenitori anche nella sinistra e al di fuori di ogni appartenenza politica e religiosa.

Matzuzzi Gerarchie divise - Dell'Olio Gli aborti del dr. Brigham

La Manif pour Tous e le veline di Valls

Per screditare la Manif pour Tous, che domenica ha portato nelle strade di Parigi decine di migliaia di persone contro la “famigliofobia” governativa, il ministro dell’Interno francese, Manuel Valls, ha evocato lo spettro di una destra alla Tea Party. Fesserie, perché il movimento nato contro il mariage gay, e ora mobilitato contro il catechismo scolastico del gender (l“Abcd de l’égalité”) e il “diritto” di fecondazione in vitro per coppie lesbiche e di utero in affitto per quelle di maschi, conta sostenitori anche nella sinistra e al di fuori di ogni appartenenza politica e religiosa. E’ questa trasversalità la forza della Manif pour Tous, in crescita nonostante la cautela dei vescovi francesi, le esitazioni dell’Ump e l’illusione che l’approvazione delle nozze gay avrebbe chiuso i giochi. Ma i giornaloni italiani, Repubblica e Corriere della Sera in testa, prendono per buona la velina di Valls e rilanciano pigramente la teoria dei Tea Party à la française. Non si capacitano, i commentatori malpensanti, che a opporsi alle sperimentazioni scolastiche di ingegneria sociale della Francia di Hollande ci sono famiglie comuni, di cattolici, di musulmani, di ebrei o semplicemente laiche. Famiglie che si vedono sottrarre, in nome della lotta agli “stereotipi di genere”, la libertà di educare i propri figli. A quei commentatori sfugge pure che alla Manif partecipano associazioni di omosessuali, come Homovox, ostili all’idea che “la donna sia considerata una merce, o che i bambini siano volontariamente privati di un padre o di una madre, o di entrambi”. I veri “mandanti” della Manif sono i bambini di sei anni invitati a non disegnare mamma con la gonna e papà coi pantaloni (se lo fanno, vanno rieducati), altro che Tea Party. Lo ha capito anche Valls, e forse Repubblica e Corriere seguiranno. Dopo la mobilitazione di domenica, il ministro ha provato a negare che utero in affitto e provetta per le coppie gay siano nei programmi. Ma quando qualcuno dei suoi colleghi socialisti ha ricordato che quelle erano le promesse, il primo ministro Ayrault ha preferito annunciare che il governo non presenterà, nell’anno in corso, nessun progetto di legge sulla famiglia. Una vittoria della Manif pour Tous, non dei Tea Party.

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