L’onda della cultura pro life?

Il declino dell’aborto in America non ha soltanto una spiegazione tecnica

Quella dell’aborto negli Stati Uniti è la storia di un declino, tendenza lenta ma costante fotografata da un studio del Guttmacher Institute, istituto pro choice che offre un monitoraggio capillare di tutte le cliniche americane che praticano l’interruzione di gravidanza. I dati del Guttmacher sono anche più affidabili di quelli del governo federale, che riceve informazioni spesso incomplete dagli ospedali e talvolta non ne riceve affatto, visto che non tutti gli stati sono obbligati a fornire i dati a Washington.

Matzuzzi Gerarchie divise - Dell'Olio Gli aborti del dr. Brigham - L'editoriale La Manif pour Tous e le veline di Valls

Il declino dell’aborto in America non ha soltanto una spiegazione tecnica

New York. Quella dell’aborto negli Stati Uniti è la storia di un declino, tendenza lenta ma costante fotografata da un studio del Guttmacher Institute, istituto pro choice che offre un monitoraggio capillare di tutte le cliniche americane che praticano l’interruzione di gravidanza. I dati del Guttmacher sono anche più affidabili di quelli del governo federale, che riceve informazioni spesso incomplete dagli ospedali e talvolta non ne riceve affatto, visto che non tutti gli stati sono obbligati a fornire i dati a Washington. Il report anticipato ieri e che sarà pubblicato integralmente a marzo sulla rivista dell’istituto dice che il numero di aborti in America ha toccato il minimo storico da quando la Corte suprema, nel 1973, ha legalizzato l’interruzione di gravidanza con la sentenza Roe v. Wade. Nel 2011, l’ultimo anno sul quale sono disponibili dati, ci sono stati 1,1 milioni di aborti in America, 16,9 ogni mille donne in età fertile.

Nel 2008 le interruzioni di gravidanza erano state 1,2 milioni (20 ogni mille donne in età fertile), dato significativamente più basso rispetto al 1981, anno del picco delle interruzioni di gravidanza. La tendenza calante, in termini assoluti, non si spiega con la diminuzione generale delle gravidanze: anche la percentuale degli aborti rispetto al numero di donne che rimangono incinte è costantemente in calo. Pare dunque che anche il termine “raro”, il più negletto della triade di aggettivi che il movimento pro choice ha applicato all’aborto accanto a “sicuro” e “legale”, sia in qualche modo impresso nei trend di lungo periodo. Il problema che lo studio del Guttmacher programmaticamente non si pone riguarda le cause di questo record. L’unico fattore a cui si fa riferimento è la diffusione di metodi contraccettivi sempre più efficaci e sicuri.

La contraccezione può essere una concausa del trend di lungo periodo, ma difficilmente può essere l’unico fattore di una diminuzione apprezzabile anche in anni recentissimi, quando l’accesso ai contraccettivi e la loro efficacia era già indiscutibile. Altri commentatori fanno notare che la diminuzione coincide con un’ondata di leggi restrittive sulle interruzioni di gravidanza all’interno dei singoli stati dell’unione. Altro collegamento utile, ma imperfetto: le leggi che prevedono ecografie obbligatorie, licenze più difficili da ottenere per le cliniche, diminuzione del numero di settimane oltre il quale l’aborto non è più consentito e altri espedienti legali per rendere la pratica sempre più rara sono arrivate dopo il 2011. E il Guttmacher rileva che le interruzioni diminuiscono a passo spedito anche in stati liberal come la California e New York, dove di restrizioni legali non c’è nemmeno l’ombra. Certamente l’effetto di questo movimento pro life andrà studiato nel dettaglio, dice il report: “Alcune nuove regolamentazioni senza dubbio hanno reso più complicato e costoso l’accesso ai servizi”. Quella rappresentata nei dati è una tettonica a placche culturale più profonda della legge e delle tecniche contraccettive. L’associazione pro life Americans United for Life, ha criticato lo studio, dicendo che trascura l’importanza dell’“educazione pro life” impartita da un movimento che è vivace e combattivo – lo si è visto, ancora una volta, alla marcia per la vita nell’anniversario della Roe v. Wade, quando in centinaia di migliaia hanno sfilato nelle strade gelide di Washington – nonostante il tribunale della stampa mainstream, della politica, dell’accademia, degli establishment culturali e dei circoli di intellettuali pensosi ne abbiano decretato la sconfitta. Débâcle a tal punto rovinosa che già da tempo si cercano nuovi idoli da bruciare, nuove controversie sociali da seppellire. La culture war sulla vita è finita, si dice, ha vinto il mondo pro choice con la rivendicazione di libertà d’aborto nel nome del valore supremo dell’autonomia del corpo della donna, mentre silenziosamente il numero di aborti in America cala e l’intero dibattito attorno alla vita documenta un problematico ribollire, non un risoluto sentenziare; e mentre, altrettanto silenziosamente, la scienza scopre nuove e sempre più efficaci possibilità di ottenere cellule staminali identiche a quelle embrionali senza embrione. I nuovi contraccettivi e le leggi retrograde dei redneck del sud contribuiranno anche alla rarità dell’aborto, ma una tendenza sociale di lungo periodo difficilmente si spiega nei termini circoscritti della tecnica medica e giuridica.

Matzuzzi Gerarchie divise - Dell'Olio Gli aborti del dr. Brigham - L'editoriale La Manif pour Tous e le veline di Valls

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