Due presidenti in streaming

“Ho appena parlato con Laura Boldrini per esprimerle la mia vicinanza e il mio sdegno per le offese volgari e sessiste che sta ricevendo in queste ore”, ha scritto un paio di giorni fa il presidente del Senato, Pietro Grasso. Ovviamente lo ha scritto sul suo profilo Facebook, così come su Twitter era scattata la solidarietà per Giorgio Napolitano, “non possiamo accettare un linguaggio della politica così volgare e violento. Massima solidarietà e vicinanza al presidente #Napolitano”.

Due presidenti in streaming

“Ho appena parlato con Laura Boldrini per esprimerle la mia vicinanza e il mio sdegno per le offese volgari e sessiste che sta ricevendo in queste ore”, ha scritto un paio di giorni fa il presidente del Senato, Pietro Grasso. Ovviamente lo ha scritto sul suo profilo Facebook, così come su Twitter era scattata la solidarietà per Giorgio Napolitano, “non possiamo accettare un linguaggio della politica così volgare e violento. Massima solidarietà e vicinanza al presidente #Napolitano”. E pure tra tweet e profili di social network il presidente della Camera Boldrini combatte contro gli “stupratori”. Non è colore giornalistico sulla nuova comunicazione delle alte cariche dello stato, è questione più soda.

Soprattutto per Boldrini, che è al centro della tempesta. Si potrebbe suggerirle che la terza carica dello stato ha mezzi diversi, istituzionali, per esigere rispetto e imporre regole. E tra questi c’è appunto quello di non scendere in agone polemico-mediatico con una parte politica. Ma il problema non è così semplice. Boldrini dice che i grillini sono eversivi. In un certo senso è vero, ma anche no. Hanno il 25 per cento dei voti, sono stati eletti e pretendono di dire la loro in Parlamento, senza ghigliottine. Mbè? La verità è che i presidenti delle Aule non sanno come gestirli. E ora gridano all’eversione. La debolezza di Boldrini, ma anche di Grasso, per quanto più defilato nella rissa, è nel modo in cui sono stati eletti. Sono state scelte due personalità non particolarmente in sintonia con le maggioranze delle Aule, due figure inoltre poco rappresentative della Politica (anzi, proprio per questo). Due insomma che, quando c’è da dire che “incarnano le istituzioni”, bisogna sempre citare l’antimafia o il femminicidio, l’alibi della società civile.

Boldrini e Grasso sono stati eletti apposta per blandire quell’area antisistema che pure rifiutò di votarli. Risultato, sono comunque due presidenti “in streaming” e come tali portati a una confusa dialettica mediatica col magma antisistema del grillismo. Sono deboli nel rappresentare la politica perché ambivano a rappresentare, attraverso la società civile, lo streming  dell’antipolitica. Che pure adesso rigettano come corpo estraneo. Un guaio.  Ai tempi della Lega burrascosa ed esordiente, la presidenza della Camera offerta a Irene Pivetti (peraltro la Lega non rifiutava con l’autismo politico dei grillini il voto degli altri partiti) fu un modo di iniziare a incorporare (o “corrompere democraticamente”) la Lega nello stato. Ma ci volle un forte baricentro inclusivo come quello di Berlusconi per farlo.

L’operazione di attirare il Movimento 5 stelle nella dialettica democratica non è invece riuscita a Bersani: anche perché non quello avevano in mente, loro sognavano “il governo del cambiamento” e baggianate simili. Così adesso si ritrovano con il Parlamento pieno di “portavoce” di un aspirante führer e un tentativo di “eversione” che la politica e le cariche istituzionali non sanno come gestire né arginare. Provassero una costituente in streaming.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi