Carne tremula

Non dico quelle armi improprie che erano le gambe dell’indimenticabile Romeo Benetti, ma qualcosa che regga l’urto, che sia più che tremula carne, ci vuole. Anche perché davanti non è che abbiamo geni come possono esserlo quei quattro del Barcellona quando sono al top della forma o saette come li ha l’Arsenal.

Non dico quelle armi improprie che erano le gambe dell’indimenticabile Romeo Benetti, ma qualcosa che regga l’urto, che sia più che tremula carne, ci vuole. Anche perché davanti non è che abbiamo geni come possono esserlo quei quattro del Barcellona quando sono al top della forma o saette come li ha l’Arsenal. Abbiamo bravi giocatori con senso troppo sviluppato dell’estetica che quando attaccano s’intruppano e quando difendono fanno veroniche. E non gli Yaya Touré, i Cazorla e gli Xabi Alonso: le nostre querce sono talmente solide e ben piantate che troppo spesso si fanno saltare. Abbiamo tenuto palla un tempo più che doppio del Torino, tirato in porta e fuori una ventina di volte, collezionato calci d’angolo, ma abbiamo pareggiato solo per un accidente che prima dell’avvento del calcisticamente corretto voluto dall’Uefa si sarebbe chiamato autogol. Seedorf fa oggi con quello che ha, ma la domanda è: per fare quello che ha in mente, di cosa avrà bisogno domani? E dove l’andiamo a prendere?
E dire che uno meglio di Touré, di Xavi, uno che avrà una carriera più lunga di Scholes, che è dotato di grande cervello, ha gambe come tronchetti e piedi con cui secondo Johan Cruijff può fare ciò che vuole, ce l’avevamo già. Sono più di cento partite che lo vedo distribuire gioco e assist con altra maglia e ogni volta è una fitta lancinante. Diciamocelo, i guai nostri sono cominciati quando ci siamo fatti “lasciare soli” da Andrea Pirlo.

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