Achtung, Gribbels!

Leggere Beppe Grillo con gli occhiali del Novecento – dargli del fascista – non è solo un errore, è solo tempo perso. E’ sbagliato farne un capomanipolo perché in Italia non c’è la lotta di classe e Roma, oggi, non rivendica l’Impero. Questa nostra non è l’epoca della Totale Mobilmachung, non c’è dunque la grande storia, non ci sono i modelli internazionali e se anche c’è la crisi, non ci sono le fabbriche in sciopero.

Achtung, Gribbels!

Leggere Beppe Grillo con gli occhiali del Novecento – dargli del fascista – non è solo un errore, è solo tempo perso. E’ sbagliato farne un capomanipolo perché in Italia non c’è la lotta di classe e Roma, oggi, non rivendica l’Impero. Questa nostra non è l’epoca della Totale Mobilmachung, non c’è dunque la grande storia, non ci sono i modelli internazionali e se anche c’è la crisi, non ci sono le fabbriche in sciopero. Neanche i combattenti del Carso ci sono e i grillini, infine, non hanno un ideale, non hanno una bandiera. Forse hanno un D’Annunzio, Carlo Freccero, ma povericristi per come sono, manco lo capiscono quando parla. Dare del fascista a Beppe Grillo è non voler capire. Magari succede che reciprocamente, grillini e casta politica, si diano del fascista. Con i libri di De Felice in mano, resteremmo qui a interrogarci sull’assegnazione dei ruoli: da un lato il fascismo movimento – chi? – dall’altro il fascismo regime: quale? Anche perché quelli, i grillini, a loro dire stanno facendo “la nuova Resistenza”. Ed è un cortocircuito. La stessa Laura Boldrini, presidente della Camera, oggi oggetto dell’avvelenata goliardia grillina, politicamente – e questo è un altro cortocircuito – è figlia di questa ’ggente reclutata in Parlamento sull’onda dell’anticastismo. E’ stata eletta da loro. Fosse durato ancora un poco lo streaming, Pier Luigi Bersani avrebbe consegnato Vittorio Veneto al Movimento cinque stelle e Stefano Rodotà-tà-tà sarebbe stato il degno coronamento della brufolosa età dei goliardi dove un ex del “Grande Fratello” come Rocco Casalino, portavoce del Movimento, non è un epigono ma uno squillante inedito. Non c’è mai stata una cosa come Grillo, questo è il fatto. E si perde tempo a dargli del fascista. Mettergli l’orbace magari consola, un po’ come fanno in Francia a liquidare Manif pour Tous con le spolverate di petenismo, ma tutto quel Novecento non c’è più. L’abuso di luoghi comuni è un conforto per le anime belle mentre sarebbe più urgente accorgersi di ciò che sta accadendo tra le schiume grilline, per esempio in quel web, un territorio fino ad adesso libero, che con l’attacco oggi a Boldrini per arrivare alla vicina di casa domani non potrà che avere un esito: regolamentare tutta quella prateria, criminalizzare tutto quel mondo senza regole, farci accettare – ed è cortocircuito – l’idea liberticida a garanzia della onorabilità di Boldrini oggi e della vicina di casa domani.

Beppe Grillo è solo uno che amministra i veleni di una società resa idrofoba dal culto del rancore, il berciare da bar elevato a dottrina. La sua pulsione verso la spettacolarità del gesto non è quella di Guido Keller in volo col pitale pieno di cacca su Montecitorio. Piuttosto è un parente di Paolini – lo ricordate? Il disturbatore delle tivù. E’ un qualcosa che contagia, Grillo. Messo lì, nel suo irsuto angolo di rabbia, spegne la libertà di tutti noi.

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