Castigato il minimalismo di Enrico L.

O si cambia passo con il governo esistente o a un certo punto andiamo a votare”, ha detto domenica Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Il numero uno degli imprenditori non è certo tra quanti si muovono per astio preconcetto verso l’esecutivo Letta, tanto che lo stesso Squinzi, intervistato da Lucia Annunziata su Rai3, ha ricordato che “questo governo lo abbiamo sostenuto dall’inizio”, fin troppo secondo alcuni.

Castigato il minimalismo di Enrico L.

O si cambia passo con il governo esistente o a un certo punto andiamo a votare”, ha detto domenica Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Il numero uno degli imprenditori non è certo tra quanti si muovono per astio preconcetto verso l’esecutivo Letta, tanto che lo stesso Squinzi, intervistato da Lucia Annunziata su Rai3, ha ricordato che “questo governo lo abbiamo sostenuto dall’inizio”, fin troppo secondo alcuni. Eppure, sostiene il patron di Mapei, “l’esecutivo per il momento (a nove mesi dall’insediamento, ndr) è troppo timido nel dare soluzioni e spingere il paese nella direzione giusta”. Il presidente del Consiglio ha risposto piccato, ma è un dato di fatto che nessuno in Italia si potrà accontentare del rimbalzo statistico minuscolo del pil nel quarto trimestre del 2013, evocato con fin troppa soddisfazione propagandistica da alcuni esponenti del governo. Letta poi, dicendo di non aver letto i giornali in questi giorni di missione nei paesi del Golfo, ha tentato di liquidare un altro buffetto arrivato all’esecutivo, quello di Romano Prodi (ex presidente del Consiglio e considerato tra i padri nobili del centrosinistra), via intervista al Corriere della Sera. Cosa consigliare a Letta? “Di tentare una sortita. Di prendere iniziative anche contestate. Di non avere paura di mettersi in una controversia”, ha replicato Prodi. Che qualche consiglio più specifico, nelle scorse settimane, l’aveva offerto: per esempio costruire un’allenza strategica con gli altri paesi mediterranei per temperare le scelte della Germania che in Europa “la fa da padrone”.

Letta, si sa, non vuole “battere i pugni sul tavolo” di Bruxelles, tuttavia altre forme di attivismo diplomatico si potranno trovare, no? E’ quello che gli consiglia pure un lettiano insospettabile, Filippo Andreatta (figlio del Beniamino con cui il giovane Letta cominciò a collaborare nel 1990), in un libro in uscita in questi giorni per Arel, “L’Unione divisa”, curato dagli economisti Andrea Garnero e Simona Milio. “E’ necessario che cambino gli equilibri politici a Bruxelles e Francoforte, con un più equo bilanciamento dei punti di vista dei paesi forti con quelli più deboli – scrive Andreatta – Come ha sostenuto recentemente, tra gli altri, Prodi, sarebbe opportuno un più stretto collegamento tra le azioni diplomatiche dei paesi con simili caratteristiche e priorità – in primis Francia, Italia e Spagna – per modificare la linea europea di questi ultimi anni, aiutando con maggiore vigore la ripresa della crescita, senza la quale i sacrifici dell’austerity diventerebbero alla lunga insopportabili”. Al governo italiano spetta l’onere di tradurre in politica tutto ciò, anche di battere i pugni sul tavolo europeo e se necessario (come sembra), di prestare ascolto alle giustificabili rimostranze delle forze produttive del paese. Il minimalismo lettiano non è più al passo coi tempi.  

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