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Perché in Italia non serve una legge contro l'omofobia

Per la filosofa cattolica il disegno di legge presentato da Scalfarotto confonde il concetto di identità sessuale con quello di discriminazione

di Redazione | 02 Luglio 2013 ore 17:27

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Quale virus endemico, la discriminazione sociale che porta in sé i germi dell’intolleranza, della persecuzione, del dileggio, dell’emarginazione, è una piaga storicamente diffusa in molte civiltà colpendo i più deboli e disgregando il tessuto sociale attraverso forme aggressive di violenza quotidiana. Nell’età adolescenziale – così dicono gli esperti – a causa della problematica formazione dell’identità personale, questo virus si diffonde con maggiore crudeltà. Complici i network e la loro capacità di moltiplicarne l’eco, la status di vittima si configura in pochi istanti: basta essere grassi per i maschi, brutte per le ragazze e le dinamiche persecutorie si abbattono sui poveri malcapitati. La cronaca ci restituisce purtroppo non pochi esempi di vittime che, incapaci di reagire, hanno ceduto alla tentazione dell’autodistruzione.

La discriminazione però non si ferma all’età giovanile, complice la differente e misteriosa distribuzione dei caratteri genetici e fisico-biologici: c’è chi nasce bello e può aspirare a realizzazioni lavorative più accattivanti (come il cinema e la televisione) e c’è chi – da brutto e grasso – spesso fallisce le selezioni del personale, dove si richiede “bella presenza”. Nel mondo femminile le discriminazioni per qualità fisiche sono ancora più evidenti: anche in ambito politico – luogo alto dell’agire comunitario – si operano ancora scelte secondo parametri estetici.

Non sono queste forme pesanti di discriminazione? Eppure non si parla di “grassofobia” o di “bruttofobia”…  Oggi si parla invece di “omofobia”, certamente forma di discriminazione subdola e odiosa. Da neutralizzare con tutti quegli strumenti che il nostro attuale ordinamento giuridico sanziona come lesivi della persona, quando ne viene colpita la dignità, la statura morale, le chances di realizzazione sociale. L’aggravante dello stalking, da qualche anno nel nostro sistema legislativo, non fa che sottolineare questo principio: la discriminazione, specie per differenti condizioni fisiche e psichiche, va per legge sanzionata e punita.

C’è da chiedersi al riguardo quale sia l’obiettivo del disegno di legge presentato da Ivan Scalfarotto, ora in esame in commissione giustizia e prossimamente nel dibattito parlamentare. La filosofia del progetto di legge n. 245 sta tutta nell’articolo 1, che dovrebbe fungere da chiarimento della delicata problematica da trattare. Si parla al riguardo di distinzione tra “identità sessuale”, “identità di genere” e “orientamento sessuale”. La differenza semantica e culturale di questi tre ambiti è qui piuttosto oscura, non rispondendo neppure alle classiche differenziazioni delle “gender Thoeries”. Un esempio: al primo comma dell’art 1 si parla di “identità sessuale” come “l'insieme, l'interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale”, salvo poi distinguere queste componenti in maniera completamente differente.

Secondo la terminologia dell’UE, ad esempio, esiste una differenza sostanziale tra sesso, genere, e orientamento sessuale: quest’ultimo – come è noto – raccoglie al suo interno diversi ambiti, come l’incesto, la pedofilia, il sadismo, la poligamia e altro ancora.

Ma la legge non è contro l’omofobia? Perché non si parla esplicitamente di omosessualità? Dove porta questa mistificazione linguistica? Che il termine omosessualità spaventi pure Scalfarotto? Non si parla in continuazione di discriminazione per i gay? Anche le recenti dimissioni del ministro Josefa Idem sono state lette come attentato contro gli omosessuali (solo per il fatto che l’ex atleta si era espressa in loro “favore”).

Si faccia chiarezza terminologica, che spesso nasconde ambiguità di altro “genere”, non confondendo piani e questioni; non si perda tempo in Parlamento (già oberato da ben altre e gravi problematiche), non si dimentichi che la legge italiana già tutela ogni forma di discriminazione.

di Paola Ricci Sindoni (Ordinario di filosofia morale nella facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Messina e tra i soci fondatori dell'associazione Scienza e vita)

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