Siamo tutti puttane

No all'ingiustizia puritana

A una pena barbarica si deve rispondere con una protesta civile. Sette anni di galera più l’ergastolo politico, niente più cariche pubbliche di alcun genere, e in più un attacco al patrimonio dell’imputato e ai testi della difesa. La “prova logica” oltre ogni possibile “furbizia orientale” impiegata per nasconderla: il Tribunale di Milano ha ratificato e aggravato il dettato della requisitoria del pm Ilda Boccassini, sentenziando alla presenza protettiva del capo dell’ufficio Edmondo Bruti Liberati, e lo ha fatto dopo qualche ora di camera di consiglio in mancanza di prove documentali e testimoniali, in mancanza di una parte lesa.

No all'ingiustizia puritana

A una pena barbarica si deve rispondere con una protesta civile. Sette anni di galera più l’ergastolo politico, niente più cariche pubbliche di alcun genere, e in più un attacco al patrimonio dell’imputato e ai testi della difesa. La “prova logica” oltre ogni possibile “furbizia orientale” impiegata per nasconderla: il Tribunale di Milano ha ratificato e aggravato il dettato della requisitoria del pm Ilda Boccassini, sentenziando alla presenza protettiva del capo dell’ufficio Edmondo Bruti Liberati, e lo ha fatto dopo qualche ora di camera di consiglio in mancanza di prove documentali e testimoniali, in mancanza di una parte lesa. Se ti piace invitare giovani donne a casa tua, con i tuoi amici magari un po’ puzzoni o buzziconi, e se ti prende il ghiribizzo di raccomandare per telefono, esponendoti direttamente, un trattamento umano per una di loro, incappata  in una disavventura e trattenuta in Questura, allora meriti la distruzione politica, mediatica e giudiziaria, la gogna e la galera, la paralisi del tuo essere persona e cittadino, a vita.

Tra gli applausi e la gioia malsana di una folla di orribili perbenisti che ha applaudito un tredicenne mentre vomitava insulti al modo di vita del premier nella recita talebana del Palasharp, il Tribunale delle Erinni ha malmenato la giustizia, il senso comune, la prudenza e la saggezza del giudicare. Con l’effetto di una sentenza ad personam, intinta nel pregiudizio antropologico e politico, in un paese in cui la legge, e il giudice bocca della legge, furono calpestati da folle urlanti in nome del pregiudizio di genere.

In America Dominique Strauss-Kahn è stato accusato da una persona, parte lesa e vittima presunta, di averla stuprata. Accusato in modo diretto, immediato e circostanziale. Con una mole di indizi che arriva fino al rinvenimento del suo liquido seminale in loco. Ma lì vige il processo accusatorio, quello vero e non la parodia all’italiana, che mette sullo stesso piano accusa e difesa. Sicché, dopo avere accertato la non completa idoneità della teste di accusa e parte lesa a sostenere il proprio racconto, per essere stata fragile e inveritiera in precedenti occasioni, il district attorney, il Boccassini di New York, che è eletto dal popolo e non un funzionario per concorso, ha deciso di ritirare l’accusa e di non chiedere il processo. Sarebbe stato un dibattimento squillante, dagli ampi risvolti politici e mediatici (Strauss-Kahn era il candidato naturale a succedere  a Nicolas Sarkozy invece di François Hollande), ma i diritti della persona nei paesi liberali vengono prima di tutto. Da noi, nel rito ambrosiano, anche se non c’è una denuncia di parte, anche se non esistono elementi sensati per parlare di sesso predatorio, di sesso con una minorenne e di concussione per costrizione, tuttavia una campagna di investigazione accanita e guardona, fatta con metodi da stato di polizia, e alimentata da un tifo politico da stadio dei più accaniti, può mettere capo a un processo in cui, in assenza della separazione delle carriere, tre magistrate possono dare libero sfogo al pregiudizio e soddisfare la immensa volontà di gogna e di ingiustizia che affligge una bella parte di questo paese puttaniere, che si rispecchia con squallida gioia nella peggiore sentenza mai scritta nei confronti di un uomo privato e pubblico come è Berlusconi. Eppure non c’era nemmeno l’aria del sesso predatorio, e in tutte le occasioni private di intrattenimento e di divertimento ad Arcore, anche scollacciato e burlesque, si sentiva a orecchio, e si vedeva a occhio nudo sia pure dentro il buco della serratura del pm, una eco gentile, mite, da “mi consenta” alla Don Pasquale o alla Nemorino, un’atmosfera da Elisir d’amore che non ha niente a che vedere con la cattiveria e penalizzazione di una vicenda interamente privata. Che Berlusconi abbia avuto un comportamento generoso con le ragazze sue ospiti, ha detto proprio ieri Martin Amis, lo scrittore inglese che non è un propagandista di Forza Italia, è “una questione strettamente privata”.

Dal momento di quella sentenza viviamo in un paese meno libero. Il destino di Berlusconi, fin da quando si mise a fare politica nell’anno sciagurato del terrore giustizialista, è quello: testimoniare, fra molti equivoci e notori difetti, l’identificazione della sua libertà privata, da sempre in sospetto nell’Italia parruccona e ideologica, con la libertà pubblica. E’ per questo che occorre una protesta civile, occorrono parole e calore, non nel senso dell’indignazione ma dell’intelligenza delle cose, per chiarire ed esserci in un brutto momento d’ingiustizia, ma dalla parte giusta. Stasera, piazza Farnese, Roma, ore 19. 

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