Caro Leader, il tuo Grande Successore è un disastro. Firmato: tuo figlio

Giulia Pompili

Kim Jong-nam era il primogenito del defunto Caro Leader nordcoreano e fratellastro dell’attuale Grande Successore Kim Jong-un. Pecora nera della stirpe di Kim il sung, dal 2003 viveva in un esilio

E' stato trovato morto all'aeroporto di Kuala Lumpur, in Malaysia, Kim Jong-nam, fratello maggiore del dittatore nordcoreanom Kim Jong-un: ne ha dato notizia l'agenzia di stampa sud-coreana, Yonhap, che cita fonti governative di Seul, secondo cui Kim è morto lunedì. Kim sarebbe stato avvelenato all'aeroporto da due donne ritenute agenti segreti nord-coreani e che si sono dileguate dopo l'omicidio, ha aggiunto l'emittente TV Chosun, una tv via cavo sud-coreana, tra le prime a dare la notizia.

 


 

Kim Jong-nam è il primogenito del defunto Caro Leader nordcoreano e fratellastro dell’attuale Grande Successore Kim Jong-un. Pecora nera della stirpe di Kim il sung, dal 2003 vive in un esilio informale a Macao, la Montecarlo d’oriente. La sua frase più celebre la pronunciò nel 2001 alle autorità nipponiche: “Sono Kim Jong-Nam e volevo andare a Disneyland”. Era stato fermato all’aeroporto di Nara mentre tentava di entrare in Giappone illegalmente. Sul passaporto falso che consegnò alla frontiera si presentava come cittadino dominicano con il nome di “Pang Xiong”, l’Orso Grasso. Kim Jong-nam è un uomo ironico, ma anche un fine analista.

 

Da qualche giorno in Giappone è stato pubblicato un libro che sta già registrando record di acquisti e che sovverte l’immagine del figlio del Caro Leader sempre circondato da belle donne e col vizietto del gioco d’azzardo. “Mio padre, Kim Jong-il, e io. Le confessioni esclusive di Kim Jong-nam” è il titolo del libro di Yoji Gomi, giornalista del Tokyo Shimbun, che incontrò per caso il paffuto quarantenne all’aeroporto di Pechino nel 2004. Al primo fortuito colloquio seguirono tre interviste e più di 150 email, nelle quali Jong-nam racconta a Gomi la Corea del nord da un punto di vista che non era mai stato preso in considerazione. Il giornalista giapponese scopre che dietro gli occhiali da sole e il cappellino da baseball alla moda, Kim Jong-nam è un uomo di cultura, poliglotta e cosmopolita, profondamente preoccupato per il futuro del suo paese : “Il regime è destinato a durare ancora per poco. Senza le riforme la Corea del nord collasserà”. In una delle sue email Kim Jong-nam critica il passaggio di potere ereditario: “Trasformerà la Corea del nord nello zimbello del mondo. Una terza generazione alla successione del potere è senza precedenti” nella storia della Corea, e “in totale contraddizione con il socialismo” al quale si ispira. Ma Kim Jong-nam rivela che anche suo padre Kim Jong-il era contrario all’idea di fare del giovane Kim Jong-un il Grande Successore. Poi però “pressioni esterne” e “l’abitudine” dei nordcoreani hanno fatto credere al popolo che la linea di sangue di Kim Il-sung fosse la migliore possibile. “Non ho mai incontrato il mio fratellastro, somiglia molto a mio nonno. Ma è solo una figura nominale, sono i membri della élite che detengono il vero potere in Corea”.

Fino all’incidente di Tokyo, Kim Jong-nam era stato un perfetto futuro leader: primogenito, studi in Svizzera e in Russia, capo dei servizi segreti e autore del progetto d’innovazione tecnologica della Corea. Il suo allontanamento dalla famiglia avvenne intorno al 2000, con la malattia della madre Song Hye-rim che Kim Jong-nam accudì fino alla morte nel 2002. Lei, celebre attrice nordcoreana, era stata la prima moglie di Kim Jong-il, poi esiliata e depressa. “Mio padre ha sentito la mia mancanza mentre studiavo all’estero”, scrive Kim Jong-nam a Gomi, “Quando sono tornato a Pyongyang però non c’è stato un riavvicinamento”. Jong-nam insisteva con le preoccupazioni della comunità internazionale per i test nucleari di suo padre, sulle riforme e l’apertura del mercato, “ma alla fine fui guardato da tutti con sospetto. Dopo poco sono nati i miei fratellastri e la sua adorazione si è spostata su di loro. Credevano che fossi diverso per via dei miei studi all’estero. Così mio padre, semplicemente, ha vietato ai miei fratelli di andare a studiare fuori”.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.