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Cielo, mio facebook

E’ un aggeggio sfasciafamiglie o il trionfo dell’equivoco? Comunque è un gioco pericoloso

di Annalena Benini | 07 Ottobre 2008 ore 20:36

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Dopo che una giovane collega ha lasciato il fidanzato con cui doveva sposarsi pochi giorni fa per via di facebook (la follia di una notte del fidanzato ha scritto su facebook alla collega e a tutti i suoi contatti, comunicando trionfante l’accaduto e allegando foto-prova), a questa colonnina è stato chiesto di farsi servizio pubblico e denunciare la pericolosità sociale dell’aggeggio sfasciafamiglie. Ovviamente chi non ha vite private molto complicate (in onore di Rachida Dati, eroina moderna) su fb viaggia sereno, perde una quantità abissale di tempo, ritrova vecchi compagni di scuola, commenta le foto dei bambini, controlla i figli adolescenti, si iscrive a gruppi tipo savedarfur e si sente modernamente umanitario.

Ma evitando di tirare in ballo nuovi linguaggi politici, nuove frontiere della socialità e dell’impegno, si sa che l’essenza di facebook, oltre all’impicciarsi dei fatti altrui, pubblicizzare i propri e mettere le foto in cui ci si sente meno sfasciati, è il rimorchio. Anche solo sognato o frainteso. Un immenso e virtuale mondo rimorchiabile, in cui le ex si mescolano agli amici, e l’amore che strappa i capelli, volato per sempre a New York dieci anni fa, ricompare all’improvviso in forma di foto ammiccante. L’ambiguità di un saluto con puntini di sospensione accanto alla fotina di una ragazza in costume da bagno, schiaffata lì, dove tutti guardano, può far impazzire una moglie già in crisi (quelle che non vanno su fb per non dover scrivere la data di nascita), e trasformare il sabato sera a casa in un incubo. E un ragazzo sentimentale che vede tra i contatti della fidanzata tutti i suoi ex, che propongono rimpatriate in ricordo dei bei tempi, morirà in silenzio oppure farà scenate e passerà per matto.

Un nuovo moltiplicatore d’ansia, un nuovo occhio che guarda ed equivoca, sempre, perché accettare o cercare amici su fb non equivale esattamente a frequentarli o a volerci passare la notte (un saggio gruppo su fb si chiama: che mi aggiungi a fare su fb se poi per strada non mi saluti), ma tutto viene amplificato dalle foto, dalla strana sensazione del pubblico che guarda, dalla sospettabilissima possibilità di chattare a qualunque ora della notte, dalle frasi misteriose che molti gettano lì apposta, e che paiono sempre destinate a qualcuno di segreto ma connesso e incluso fra i contatti. Fingersi liberi, disonvolti, stronzi e bellocci, finché il gioco dura (scriverne, si sa, ne accelera la fine), o finché lei non sfascia il computer con un’accetta.

© FOGLIO QUOTIDIANO


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