Culurgiones di Diana Zuncheddu
La Sicilia di Buttafuoco e Vincino
Abbiamo capito che è impossibile essere alcolicamente avveduti e, allo stesso tempo, politicamente solidali con il Tibet. E questo perché, a voler fare un’azione mirata e capillare di boicottaggio della Cina, a non voler essere gli ultimi a muoversi dopo Nicolas Sarkozy, ci tocca, a questo punto, favorire indirettamente il Giappone, paese che pure ci crea inquietudine preventiva, e quindi piegarci all’aperitivo-sushi – durante il quale si può forse, con molta fortuna, mangiare decentemente, ma non altrettanto decentemente bere.
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Il nostro giovane collega Luigi De Biase, ventotto anni e nessuna propensione per il mojito, minaccia di scriverci una pubblica lettera di dissociazione antiaperitivista poiché è stufo “di veder imperversare la generazione degli happy hour”. Ohibò, siamo noi, abbiamo pensato lì per lì, sgomenti sia per la minaccia di una pubblica lettera di dissociazione sia per il fatto di essere considerati “altra generazione” dai ventottenni. Poi abbiamo capito.
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Da alcolicamente grezzi quali siamo – gente che appunto non si stanca del mojito, definito da un nostro conoscente snob “drink per turisti italiani a Formentera” (e manco a dirlo siamo stati pure a Formentera) – abbiamo trasecolato nel leggere la gentile mail di precisazione dell’amico e radicale storico Angiolo Bandinelli: “Anche io adoro gli aperitivi, anzi vado matto per il Cinzano bianco secco, ma non tutti i bar lo hanno”.
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Le circostanze inducono il redattore con il più alto livello di aperitivitudine – ovvero io, la sottoscritta Marianna Rizzini – a prendere in mano la situazione per impedire che un rimprovero nientedimeno che del Garante per la concorrenza (o peggio della Corte europea dei diritti dell’Uomo), come minacciato dal lettore e illustre collaboratore dottor Carlo Stagnaro, si abbatta su questa redazione, e proprio a causa dell’alto grado di aperitivitudine della sottoscritta (e non solo).
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