Secondo un sondaggio confidenziale effettuato da questa rubrica, la prima paura aperitivistica non è la sbornia molesta ma l’essere taggati su Facebook – con o senza bicchiere – mentre si prende parte a un aperitivo. Non c’è difesa, vista la proliferazione di possessori indiscreti di macchine digitali: eccoti lì sul web che ti muovi scomposto e fai smorfie.
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L’aperitivista scrivente, per definizione, dovrebbe essere sinceramente colpita dalla notizia che all’Obama Day giungeranno ben seicento bottiglie di Prosecco trevigiano per il primo aperitivo presidenziale. Eppure non ci riesce. Perché oggi la notizia è un’altra.
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Questa rubrica propone di inoltrare una petizione alla regina Elisabetta II d’Inghilterra per segnalare a Sua Maestà l’insostenibilità aperitivistica della sua campagna di “tolleranza zero” nei confronti delle donne bevitrici (capiamo che Sua Maestà ha in mente gli standard di ubriachezza media britannica, maschile e femminile, ma ci permettiamo di notare che il “niet” contro le aperitiviste è fortemente lesivo della parità tra i sessi – meditiamo di appellarci altresì all’Alta corte europea).
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Visto il proliferare di gruppi aperitivistici su Facebook, tutti nati per segnalare qualche insostenibile pecca nel livello qualitativo dell’happy hour di zona, il sospetto si fa certezza: il malcontento che c’è in giro rischia di creare uno stallo nel terziario attorno alle ore 20/21.
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La scure del Tar si è abbattuta sulle bancarelle di Campo di Fiori non vegetali – ovvero quelle che non vendono frutta e verdura ma chincaglieria, tappetini per il bagno, pentole e bigiotteria para-sudamericana, del tipo venduto in tutto il mondo, a tutte le latitudini – ma non su alcuni fornitori d’aperitivo assolutamente inadeguati a tale prestazione d’opera.
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Purtroppo è vero: la Festa del Cinema di Roma, seppure inconsapevolmente, boicotta l’aperitivo. Ed è un boicottaggio bipartisan, giacché, già lo scorso anno, i frequentatori della kermesse lamentavano la penuria di stand e baretti adatti all’uopo (all’ora giusta – alle undici di sera puoi bere ciò che vuoi dove vuoi: sono tutti al cinema o altrove). E dunque non importa che il destinatario di questo nostro appello per l’abbattimento delle barriere aperitivistiche alla Festa del Cinema sia Gianluigi Rondi e non (più) Goffredo Bettini. La sostanza è la stessa.
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A questo livello di crisi economica finanziaria borsistica mondiale, anche gli aperitivisti più spendaccioni si staranno chiedendo come conciliare frivolezza e risparmio preventivo.
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Le quattro e mezzo: troppo presto o troppo tardi per qualsiasi cosa, e l’aperitivo non fa eccezione (per l’aperitivo del pranzo: troppo tardi. Per l’aperitivo della sera: mah, solo un anglosassone può risultare credibile con una bevanda alcolica in mano a quell’ora). Inoltre, come insegna il nostro caro amico e ormai (ohimé) quasi ex-collega Marco Ferrante che dopodomani (ohimé) cambia giornale, alle quattro e mezzo non si telefona MAI e poi mai a una donna – è scritto nel primo romanzo del suddetto amico Ferrante: “Mai alle quattro e mezza”, appunto, edito da Fazi nel lontano 1998, ed è ora di ristamparlo (nota per gli editori tutti). Conviene credergli, e anzi estendere la suddetta massima alle telefonate pre-aperitivo donna-uomo, non si sa mai.
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Un nostro giovane amico e collega, il grande esperto di Caucaso e oleodotti Luigi De Biase – unico neo: odia gli aperitivi e ci dà dei vecchi (!) perché ci andiamo – mi fornisce inaspettatamente un indirizzo per chi voglia dimenticare tutte le cose sopra dette (tutte insieme), trasgredendo per un giorno, in onore dei lettori di questa rubrica, al suo odio per l’aperitivo (grazie). Il luogo è Baku, nella repubblica dell’Azerbaijan.
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Accade che, in una bella sera di fine estate, un gruppo di aperitivisti sprovveduti si trovi, all’ora dell’aperitivo, in tempi di crisi Alitalia e in condizione di assoggettamento ai diktat di una linea low-cost, nel ridente aeroporto di Trapani (ridente per posizione geografica anche se non proprio per agio e agibilità). Accade che, vista appunto la crisi Alitalia e grazie a un’incrollabile fiducia nell’efficienza del pur dispotico operatore low-cost, i suddetti viaggiatori aperitivisti si trovino improvvisamente a terra, dopo una vacanza in barca (alcolicamente ineccepibile, per giunta) ad attendere una partenza ritardata di almeno tre ore per cause ignote.
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