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26 maggio 2008

Chiedo scusa. Mi hanno detto che aver usato, ieri, l’espressione: “fiche sfondate”, non è stato di buon gusto. Che il motteggio sulla magistratura dopo il 13 e14 aprile, e sulla sua Genova di sinistra, scoperta improvvisamente corrotta il giorno 15, condivisibile o meno che fosse l’analisi, detta in quel modo perdeva di autorevolezza. Vero. Sono più che d’accordo. Non so perché, ma “fiche sfondate” è stata un’immagine molto volgare. Pardon. Bisognava dire, forse, “fighe”. “Fighe sfondate” improvvisamente a sinistra, sarebbe suonato più accettabile. Il 14 aprile, non lo so. Il 15, senz’altro. Non ho mai capito perché, figa, sia più accettabile di fica. E si possa ben dire portasfiga, ma portasfica no. O perché sia, la figa, un apostrofo rosa tra le parole, t’iscopo, mentre fica, con la “c”, una specie di roba innominabile. Sono d’accordo anch’io, e non riesco a spiegarmelo. Ciò che intendevo dire, ieri, era semplicemente che i magistrati, tra una “g” e una “c”, tendono sempre a metterlo nel gulo di ghi ha perso.

di Andrea Marcenaro

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