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18 aprile 2008

Non è possibile, non ci vogliamo e non ci possiamo credere. Non è immaginabile, non è pensabile, non è concepibile che risulti vero quanto affermato da Roberto Farneti sul Giornale. Un filosofo come Umberto Galimberti, il pensatore non con una, non con due, con più righe sulla fronte, non può aver copiato di sana pianta, in extenso et verbatim, il libro di un altro spacciandolo per suo. Non è immaginabile, non è pensabile, né concepibile che “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” di Umberto Galimberti (Feltrinelli, 2007) sia la scopiazzatura in extenso et verbatim, per lungo e per largo, stesse parole, stesse frasi, stessa punteggiatura, di “Il piacere e il male” (Odile Jacob, Paris 1997, traduzione italiana di Feltrinelli, 1999) scritto da Giulia Sissa. Ma quale Sissa? La racconta a sua sorella, questa, Roberto Farneti. Galimberti non è il seduttore di carote e il conquistatore di lampadine che certa stampa ha dipinto. E’ il filosofo di Repubblica, il maggior riferimento cerebrale di Eugenio Scalfari. Loro hanno dato vita, in coppia, alla grande avventura intellettuale. Loro hanno scandagliato la profondità del pensiero laico. Loro ci hanno fatto riflettere. Ci vorreste far credere, adesso, che si trattava di Sissa e Biribissi?

di Andrea Marcenaro

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