Il caso del siriano arrestato a Lipsia

Non due estranei, o due europei, lo hanno steso due siriani come lui. Loro lo hanno fatto catturare, loro hanno denunciato il confratello che stava preparando un attentato all’aeroporto di Berlino.
Il caso del siriano arrestato a Lipsia

(foto LaPresse)

Non due estranei, o due europei, lo hanno steso due siriani come lui. Loro lo hanno fatto catturare, loro hanno denunciato il confratello che stava preparando un attentato all’aeroporto di Berlino. Loro lo hanno invitato a dormire a casa, hanno informato la polizia di nascosto e all’arrivo dei gendarmi, alé, già glie l’avevano fatto trovare impacchettato, legato come un salame. Era un connazionale, si badi, un compatriota all’estero, come loro, un fratello nella fede. Ma niente, giù dritti come fusi. Così si fronteggia un grave pericolo: lo denunci. Stop. E’ stato un amico? Pazienza. Di questo è capace l’islam. Col crociato Bersani, invece, ancora si discute.

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