Cosa si muove all'ombra del dibattito radical sui migranti a Capalbio

L’ultimo oste misogino della campagna viterbese che venisse a Capalbio, sarebbe preso da un forte sentimento di superiorità intellettuale.
Cosa si muove all'ombra del dibattito radical sui migranti a Capalbio

Alberto Asor Rosa

L’ultimo oste misogino della campagna viterbese che venisse a Capalbio, sarebbe preso da un forte sentimento di superiorità intellettuale. E il radical non è mai radical, a Capalbio, dato che ha piantato le tende, a Capalbio, la sagra permanente dei semi-super-ego alla pariola. Quanto allo chic, volesse mai quel termine richiamare l’eleganza, sulle sue vette più alte s’è issato Mentana. Bon. Adesso il borgo è percorso da un frisson: stanno arrivando gli arabi, i negri, e insomma, gli emigranti pro quota. Ordine del Prefetto. Quaranta, dicono. A vivere. Proprio qui. A Capalbio. Minchia. Dibattito. Il dibattito, a Capalbio, dovete sapere, si svolge da tempo praticamente immemorabile tra romani che parlano nell’interesse dei capalbiesi, e romani che si sentono tout court, capalbiesi. Similrutelli contro similpalombelli. Antirazzisti puri contro problematici, nel nome lindo dell’interesse generale, o mal che vada altrui. Eccola lì, però: nel mentre che il dibattito sociale prende quota, qualcuno si muove nell’ombra. Senza clamore, il passo assai felpato, una Bilderberg romo-maremmana discretamente opera: vuoi metterci la firma? Dove? Qui. E da sotto il tavolo spunta, leggero, il papello che invoca la cittadinanza onoraria di Capalbio per il professor Alberto Asor Rosa. Per il suo David Livingstone. L’operaista che le fonti dello Zambesi no, però del Fiora. Il buttero della critica letteraria. L’uomo grazie al quale  radical-chic diventò un mantra. L’intellettuale che riempì Capalbio di rose, dopo che quel nano di Fanfani di pane. Il personaggio dei palazzi d’inverno alternati ai ristoranti d’estate. Dei dibattiti annuali sulla nuova Agorà. Dei quaranta immigrati vivisezionati sulle prime pagine. E dai Mentana, con i Fabiani ’ncoppa. E della rava. Ma della fava nel contempo. Negare a lui la cittadinanza onoraria di Capalbio? E come si può? Che non si merita altro.

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