Vacanze finite, tempo libero pure

Leggere. Pensare quel che è consentito dalla propria natura. Non di più. Non l’illuminismo allegro e populista dei filosofi irlandesi, di uno Swift, per dire, ma nemmeno di un Burke. E figurarsi la morte della socialdemocrazia.
Vacanze. Tempo libero (finito, ahimé). Leggere. Pensare quel che è consentito dalla propria natura. Non di più. Non l’illuminismo allegro e populista dei filosofi irlandesi, di uno Swift, per dire, ma nemmeno di un Burke. E figurarsi la morte della socialdemocrazia. Riflettere più in piccolo. Cosucce di casuccia tua. Approfondire Prodi, prendere sul serio D’Alema sotto l’intensa serenità dispensata dall’ombrellone, arare lo Zagrebelsky del periodo blu, scovare un qualsiasi concetto che potesse aver albergato in Bonito Oliva. Ma perfino in Pietro Grasso, per dare un’idea dello sforzo. O in un Landini. Per non dire della produzione intellettuale di quel novello Norberto Bobbio che ormai tutti, a Capalbio, chiamano Freccero. Rivedere i giudizi affrettati, insomma. Esplorare con calma, nel privilegio degli sdraiati, il pensiero della signora Camusso unito a quello di Paolo Flores. E degli antimarchionnisti. O di Brunetta più Lerner. Più Salvini, ovviamente. Contorcersi, perciò. E sudare un di più per concludere, a vacanze finite, che come cretino me la cavavo bene già da solo.

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