De Luca vs Stella

No, scusate, se ve la siete persa, recuperatela. E leggete come Vincenzo De Luca, il re degli impresentabili, sbatte come un tappeto Gian Antonio Stella, il valvassore de los indignados.

No, scusate, se ve la siete persa, recuperatela. E leggete come Vincenzo De Luca, il re degli impresentabili, sbatte come un tappeto Gian Antonio Stella, il valvassore de los indignados. Lo trita, lo frulla, gli fa una mezza dozzina di waterboarding. Ma quel che è peggio, lo informa. Un passaggio tra cento. “Eppure quella condanna…”, annaspa Stella. “Entriamo nel merito? Sono stato condannato per un reato lessicale. Affidai un lavoro a un project manager, figura che non c’è nel codice delle opere pubbliche. Un incarico da 8.048 euro. Senza danni alla cosa pubblica. Se avessi affidato lo stesso identico lavoro alla stessa identica persona come ‘coordinatore’ non sarebbe successo niente. Di più: lo stesso ‘reato’ mio non è stato imputato ad altri. Ad esempio Caldoro, per l’ospedale della Piana del Sele. E’ un reato se uso la parola io, e non lo è se la usa lui? Sono orgoglioso delle mie vicende processuali”. E io in forte imbarazzo con Franca. Ora chiamo De Luca, confesso di amarlo, chiedo la sua mano, e se mi incinge, lavori pure, lui, che io allatto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi