Tommy l'epuratore

Cerino Cerno sempre più potente. E la stanza del povero Marione Calabresi si restringe sempre di più

Tommy l'epuratore

Tommaso Cerno (foto LaPresse)

Tommy-Tommy accende il Cerino. Tommaso Cerino, all’anagrafe Cerno, fa scintille a Repubblica. In ogni giornale, si sa, c’è la figura del vicedirettore, c’è quella del condirettore ma lui – l’Elton John del new journalism – fa di più e meglio. Infiamma il dibattito con un editoriale proprio impegnativo: “Sopra la panca, la capra, campa?”

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. L’occhialuto campione, sempre vestito di tutto punto, punta il dito dell’impegno e dell’inchiesta senza fare sconti a nessuno. Forte di domande, sullo scottante caso dell’emergenza fascista a Ostia, alla sinistra che non sa scegliere al ballottaggio tra M5s e Fratelli d’Italia, domanda: “Siete Spada o siete Coppa?”.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino e infiamma il dibattito. Chiamato al delicato compito di far da custode a Marione Calabrese (il direttore bisognevole di news più che di new journalism) Tommy-Tommy non perde tempo. Una ne fa, cento ne pensa.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. Tutto il mondo dell’informazione, felicitato, ne attende trepidante l’esito e lui si mobilita in una battaglia di civiltà: la riforma dell’articolo determinativo. Tutto un lo-la – “Lo Camera dei deputati, la ministero della Difesa” – da far invidia a Laura Boldrini ma anche su questo Tommy-Tommy non perde tempo. Tutto può un “futuro direttore”. Considerato che la presidenta, nella prossima legislatura, non troverà modo di tornare in Parlamento, l’assume come “futura editorialista”.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. Poiché fa di più e meglio, Cerino, all’anagrafe Cerno, rilancia e rivendica l’inedito ruolo ancora sconosciuto nei giornali. E’ quello del “futuro direttore”. Ed è a tal punto futuro direttore che a Repubblica, al povero Marione, hanno già predisposto una stanza a riduzione automatica.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. E detta legge. Ogni giorno che passa, infatti, al povero Marione gli si restringe il metraggio dell’ufficio. E non solo in larghezza, anche in lunghezza. Tra tre giorni al massimo, dovrà camminare a capo chino per non sbattere col lampadario. Tra dieci giorni il soffitto arriverà al livello della scrivania e poi si sa: chi si guardò, si salvò.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. La fantasia di Tommy-Tommy è degna di Sade. Anzi, no: di Mao Tze Tung. In riunione di redazione, senza per questo dismettere il rituale delle dirette streaming – quelle trasmesse sul sito a beneficio dei lettori – al povero Marione viene imposto il quarto d’ora di autocritica (il tutto sotto i ritratti inghirlandati di Eugenio Scalfari, Carlo de Benedetti, Concita De Gregorio ed Ezio Mauro).

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. Il personale di segreteria – giusto a creare un’atmosfera – è costretto a indossare camicie coreane le cui cuciture sono controllate da Fed Rampini, sempre armato di ago e filo. Ma Tommy-Tommy vuole sempre di più: si prepara a stanare un’eventuale Banda dei Quattro. E li scova: Michele Serra, Massimo Recalcati, Ivo Diamanti e, manco a dirlo, Fed Rampini, in effetti sempre più identico alla vedova di Mao!

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. Smascherato, Rampini, è costretto a consegnare ago e filo alle Guardie del red new journalism e così prendere la strada dell’esilio. Ma la fatica del futuro direttore non si ferma certo al primo repulisti. Il futuro direttore è un fior di epuratore. Ed epura, va da sé, il lettore.

 

Tommy-Tommy accende il Cerino. Solo lettori chic e lettrici pittate. Si mette davanti alle edicole e da lì controlla la qualità degli acquirenti. Non li vuole sovrappeso, non li vuole con occhiali dalle montature dozzinali, non li vuole residenti in quartieri fuori dal centro-storico, li vuole poliglotti, preferibilmente con la residenza nel Maine, viaggiatori in business e con attracco al molo di Ischia.

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