Razzi e post-it

Joe pronto a fermare il satrapo nordcoreano, ma Cairo vorrebbe tanto portare la pace in redazione

Razzi e post-it

LaPresse/Fabio Cimaglia

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe porta la pace nel mondo. La Corea del nord lancia ancora missili in direzione est ma Servegnini è pronto a fare di 7, il settimanale del Corriere della Sera, uno scudo in difesa dei popoli e un baluardo di concordia.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Servegnini direttore lancia in resta contro il dittatore. Se Antonio Razzi fa il senatore-mediatore, Joe – da par suo – si propone come il direttore che mette in riga Kim Jong-un. Avvolto nel suo proverbiale impermeabile bianco sbarca infatti a Seul con il suo personale contributo in post-it (vero, Irene?) e da lì coordina la controffensiva.

   

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe porta la pace nel mondo ma Urbano Cairo, l’editore, vorrebbe tanto portare la pace in redazione, a Milano, e in men che non si dica si presenta all’uscio di casa Vercesi. Cosparso di cenere, Cairo non esita a inginocchiarsi sui ceci e impetra il perdono dell’ex direttore di Sette: “Pier Luigi, molto ho errato, tanto ho peccato…”.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe porta la pace nel mondo. Vercesi comunque non cede, ma anche Sandro Mayer – pregato in subordine – si rende disponibile al blitz krieg proposto da Cairo per liberare 7 e restituirlo ai lettori e agli inserzionisti. Ma la speranza di Cairo, ahinoi, risulta vana.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe porta la pace nel mondo. Servegnini ha lasciato le proprie amazzoni a guardia dei rotoli di post-it e non c’è verso di avvicinarsi alle transenne pavesate per le celebrazioni del trentennale dell’inserto di Via Solferino: “Se solo mi avvicino, rischio il mio parrucchino”, mormora Mayer, “e anche qualcosa di più”.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe porta la pace nel mondo. Ma intanto, a forza di portare pace, Joe, prepara la guerra. Fa, insomma, come Aun San Suu Kyi in Birmania. Quest’ultima, pur premio Nobel per la Pace, brucia le case dei rohingya per costringerli a scappare e lui, che non è da meno, lascia scappare gli inserzionisti di 7 bruciando direttamente le edicole della Corea del sud, a scopo dimostrativo (vero, Irene?) ma soprattutto per attuare la sorpresa delle sorprese.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe ribalta il Risiko nel mondo. Se Kim Jong-un minaccia “ridurremo il Giappone in cenere”, Servegnini, spalancando nel parco centrale di Seul il proverbiale impermeabile bianco svela il vero volto: “Ridurremo il Corriere in cenere!”. Il gioco tattico fino ad adesso condotto sul filo delle promesse di pace si ribalta in una dichiarazione di guerra.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe al centro del caos geopolitico. Più di Aun San Suu Kyi, infatti, Joe mostra i denti e procede al sabotaggio di ogni mediazione, innanzitutto della Cina che a Milano, per espressa volontà del Congresso del Partito, ordina l’immediata scissione dei contratti di pubblicità delle proprie aziende con la Rizzoli.

  

Più di Razzi, sono molto meglio i razzi. Joe porta la pace nel mondo a modo suo. Si allea con la sovrana, libera e potente Corea del nord e da Pyongyang, dove raggiunge la residenza bunker del presidente eterno, lancia il suo proclama (vero, Irene?) tutto di battaglia: “Lucianino Fontana, trema”. Kim Jong-un, ammirato, lo nomina subito Gran Maresciallo dell’Ordine della Mascella Semovente e ordina a tutti i soldati dell’esercito, di ogni ordine e grado, di prendere appunti sui post-it al passaggio del GMOdMS Joe Serveg-In-un.

  

Più di Razzi, sono molto meglio i razzi. Joe, dalla sua postazione nordcoreana, lancia siluri. Se il leader di Pyongyang stuzzica il Giappone, Servegnini – sempre da par suo – costringe Antonio D’Orrico a farsi novello Guido Keller. L’illustre critico letterario, firma di 7, a bordo di un aliante (praticamente uno dei proverbiali impermeabili di Joe dilatato a forma di libellula dei cieli) semina su Largo Treves e su Via Solferino una pioggia di post-it inneggianti le qualità squisite della carne d’asino.

  

Più di Razzi, sono i soliti razzi. Incrudelito dalla frequentazione del satrapo di Pyongyang, Joe vuole spargere lo spavento e turbare la sensibilità animalista. Non solo c’è lui dietro alla raccapricciante sequenza di cavalli stremati, tutti stramazzati a terra, per il superlavoro di carretti, botticelle e cortei matrimoniali ma adesso, spietato, la volge in guerra psicologica.

  

Più di Razzi, meglio di Razzi. Joe al centro del caos geopolitico. Servegnini, bieco Stranamore, vuole fare affettare e far finire da Peck, tra le prelibatezze (con ovvio cambio merce, per esempio buoni taxi Milano-Crema), l’asinello mascotte amorevolmente accudito in Via Solferino. Più di Razzi, sono i peggio razzi. Sono i post-it di Joe.

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