Nove canali

Le grandi novità della Rai orfeiana, tra illustri ritorni e inevitabili sacrifici: Johnny o Joe?

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Mario Orfeo, il direttore generale Rai (foto LaPresse)

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Non solo renziani. Mario Orfeo, il direttore generale di Viale Mazzini, racconta alla Repubblica il suo progetto per la televisione pubblica. Sarà festa tutto l’anno e due volte Natale lo stesso giorno: la mattina con Gesù Bambino, la sera con Roberto Benigni.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Non sarà un’azienda a disposizione di Matteo Renzi. Il Dg della Rai non transige. E questa povera rubrica – comunque forte di valide fonti interne – per un sabato lascia i panni di Nove Colonne e veste i panni di Nove Canali per anticipare ai propri lettori le grandi novità della Rai orfeiana.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Renzi non avrà monopolio di palinsesti. Orfeo, sul punto, è determinatissimo. Il suo principale scopo è garantire il pluralismo del servizio pubblico, tutte le altre voci e gli altri volti troveranno microfoni e riflettori ed è per questo che – tanto per cominciare – tornerà anche la tivù dei ragazzi.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Su Rai2, un vecchio marchio di sicuro successo torna in gran spolvero. E’ “Chissà chi lo sa?”. Con Marione Calabresi chiamato a condurre la trasmissione che vide i fasti degli anni 70 con Febo Conti. L’attuale direttore di Repubblica, emozionato, ha già proposto agli autori una serie di temi su cui far gareggiare i millennials.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Non solo renziani, ovviamente, e gli argomenti proposti da Calabresi attingono all’universo mondo: da “Il Palio di Siena e Luca Lotti” fino a “Coreografia del presepe, da San Francesco a Maria Elena Boschi”. Ai millennials in gara vengono distribuite le dispense rilegate e autografate dall’autore unico delle coscienze digitali: Massimo Recalcati.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Palinsesti pluralisti. Non solo Renzi, dunque, Orfeo s’impegna in prima persona per dare spazio anche ad altre personalità dell’offerta formativa democratica ma senza l’insulso bilancino delle competenze. D’altronde chi sa, fa, e chi non sa, insegna…

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Orfeo – concentrato sul target vintage – è anche attento al bilancio dell’azienda. Maria Elena Boschi è giusto a Venezia, si trova già sul red carpet della Mostra del Cinema ed è a lei, che non è certo Renzi, che chiede un piccolo sacrificio: curare i collegamenti con i tiggì, colloquiare con le star del grande schermo, redigere dei giudizi e – insomma – prendere il posto dell’indimenticato Lello Bersani.

   

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Ma fino a un certo punto. Orfeo che di suo sarebbe delicato come una damina squisita è costretto a essere vendicativo. Il g della Rai, infastidito dalle dichiarazioni di Massimo Giletti – ormai a La7, ma deciso a diventare direttore di via Solferino – con il piccione di piazza San Marco, prende due fave: il nuovo Bersani ma anche il nuovo Giletti. E’ Pier Francesco, il fratello figo della Boschi, nuovo conduttore dell’Arena.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Non solo renziani. Pier Francesco non è certo Matteo ma neppure Tiziano lo è, anzi, è sempre più in urto con l’ortodossia del Pd e il simpatico organizzatore delle gite a Medjugorje – da sempre apprezzato dall’Opera Pellegrinaggi – è sollecitato ad accettare un’offerta: condurre “Ascolta, si fa sera”, la popolare trasmissione di meditazione delle Sacre Scritture.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Matteo Richetti, che non è certo Renzi, va a prendere il posto di Carlo Conti (questo sì, sfacciatamente renziano) e il sabato sera di Rai Uno torna finalmente ai fasti di un Alberto Lupo. Con lui, splendida vedette del vero varietà, c’è una lady like di sfacciato fascino: Alessandra Moretti.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. La conduzione del 60° dello Zecchino d’Oro a Carlo Conti non gliela toglie nessuno ma resta scoperto un ruolo fondamentale nell’operazione vintage: il maggiordomo di Porta a Porta, l’uomo che introduce gli ospiti – chiamato da un dlin, dlon – nell’ambito salotto di Bruno Vespa.

  

La Rai inclusiva. Di tutto, di più. Due i nomi sul tavolo del dg della Rai: Gianni & Riotto detto Johnny e poi lui, fortissimamente lui, Joe Servegnini. Due campioni in gara per arrivare primi al cuore di Orfeo. Vespa non li vuole vedere manco stampati in cartolina ma “Bruno” – l’ha già dichiarato Orfeo – “lo sa, un sacrificio sarà necessario…”. Dlin, dlon. Sarà Johny o sarà Joe? A Orfeo l’ardua sentenza.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    03 Settembre 2017 - 15:03

    Mario Orfeo lo sa, ma fa finta di nulla , dirige solo il primo e secondo canale Rai il terzo gode di extra territorialità La acquisì come portavoce del Cremlino poi caduto il muro si è trasformato in una compagnia di giro della quale sospetto che il capo comico sia la zarina Berlinguer . Infatti il linguaggio dei partecipi alla compagnia è unico uniforme anzi con frasi fatte eternamente le stesse. Un grave danno per una tv generalista che dovrebbe avere un ruolo divulgativo e non evangelico . In sostanza la terza rete Rai è la prima ad essere stata privatizzata ma tutti continuano a pensare che sia stata okkupata dai comunisti. Sì i comunisti proprietari sono privati che fanno il bello e cattivo tempo ma non fanno servizio pubblico salve con la foglia di fico sporto ed altre minchiate.

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