Peggio di Raggi

I direttori dei giornali fanno a gara per superare Berdini, ma solo uno è peggio di Marino!

berdini

Paolo Berdini in Commissione di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato del degrado delle città e delle loro periferie (LaPresse)

Non solo Berdini. Ogni amministrazione è come una redazione. Ogni assessore è come un redattore. Le corti dei miracoli pullulano nei giornali. Dopo l’assessore Paolo Berdini che dà dell’impreparata a Virginia Raggi, il proprio sindaco, anche le grandi firme fanno a gare per spifferare ogni maldicenza sui propri direttori. Non solo Raggi, quindi, è tutto un fiorire di dimissioni respinte con riserva anche nei giornali.

 

Non solo Berdini. Ogni assessore è come un redattore. Impreparati in redazione. Comincia da par suo Joe Servegnini, non certo la prima, bensì quindicesima firma del Corriere della Sera che non solo ne dice di cotte e di crude su Lucianino Fontana, il direttore – “mangia la carne di cavallo, ha una sua corte dei miracoli dove allestiscono la brace” – ma un’infinità di accuse a Urbano Cairo, l’editore: “Mi ha sequestrato i buoni taxi per la tratta Milano-Crema!”.

  
Non solo Berdini. I direttori dei giornali sono peggio di Raggi. Implacabile è Servegnini. Liquida Lucianino – “sta trasformando via Solferino nella Vecchia Fattoria i aia oh!” – ma in un fuori onda, durante un collegamento con “Otto e Mezzo”, si lascia andare contro il padrone di casa, Cairo.

    
Non solo Berdini. Servegnini dice di tutto contro l’editore: “Mi ha tagliato i rimborsi sulla barberia per la tonsura della mia frangetta; non mi rifonde le spese di tintoria del mio impermeabile bianco da passeggiatore e non se ne parla, poi, d’aumento di stipendio”.

  
Non solo Berdini. Servegnini fa di peggio. Contro il direttore, ancor di più contro l’editore: “S’è messo in testa di tagliarmi lo stipendio conteggiando il calo fisiologico dei follower su Twitter e dei like su Facebook dopo la Brexit, la sconfitta di Matteo mio e la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Ma Matteo torna, altro che se torna…”.

  
Non solo Berdini. Servegnini si scaglia contro la corte dei miracoli di via Solferino in smanie per lo stadio del Torino: “I redattori costretti agli straordinari non pagati e non per scrivere, ma a vagare per Moncalieri, per le Langhe e tutto il Piemonte e vendere ai tifosi gadget e bandiere”.

   
Non solo Berdini. Servegnini già pensa ad Amnesty International: “Cose di pazzi, io che sono interista ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco, mi trovo costretto a fare l’abbonamento alle partite del Toro. Peggio di Emilio Fede costretto ad abiurare la Juventus per tifare il Milan del Cavaliere. Ma io denuncio, altro che se denuncio…”.

  
Non solo Berdini. Ogni amministrazione è come una redazione. Ogni assessore è come un redattore. Neppure Maurizio Molinari, direttore della Stampa, si salva dalle maldicenze. Le proverbiali bocche cucite dei sabaudi, omertosi peggio dei villeggianti di San Giuseppe Jato, tali restano e solo uno – guastando la festa dei Centocinquanta anni della fondazione – va a fare la rana dalla bocca larga.

  
Non solo Berdini. Non certo come Chiara Appendino ma peggio di Virginia Raggi è Molinari nella descrizione fatta da Gianni & Riotto detto Johnny, che non è certo la prima, ma la ventisettesima firma de La Stampa, specchio dei tempi grami, vero e proprio Jago sussurratore. Riotto, acquattato nel dolcevita di Sergio Marchionne, fa pissi pissi: “Molinari guida solo Mercedes-Benz e graffia con le chiavi le fiancate delle Fiat Duna in dotazione ai redattori”.

   
Non solo Berdini. Ogni assessore è come un redattore. Riotto fa di tutto per guadagnare spazio nel giornale di Molinari, firma una polizza mettendo come beneficiario direttamente Yaki Elkann, e un’altra ne fa a favore di Carlo de Benedetti, per via di Stampubblica, ma sia quest’ultimo che il fratello di Lapo, ne firmano 24.000 di assicurazioni, quanto i baci, tutte a favore di Marcel, ovvero Marcello Sorgi che non è certo Romeo, ma er mejo der Colosseo quello sì.

   
Non solo Berdini. Ogni amministrazione è come una redazione. Ma, domanda che ci domandiamo, un assessore, vale quanto un caporedattore? Un’infinità di omissis che per carità di patria non sveliamo va a cancellare la trascrizione delle voci dal sen fuggite alla Repubblica. Tutte dedicate al direttore, Marione Calabresi, considerato comunque non come una sorta di Virginia Raggi ma, democraticamente, peggio di Ignazio Marino!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi