Giornali ai manettari

Il richiamo del magistrato colpisce la stampa. Al Corriere tocca Davigo, al Foglio Ingroia

Giornali ai manettari

(foto di Jon S via Flickr)

Niente all’ombra, tutto al sole! A ciascuno il suo. L’autorevole quotidiano di economia e finanza sceglie Gherardo Colombo come presidente dell’organismo di vigilanza. L’ex pm della Procura di Milano, già membro del consiglio d’amministrazione della Rai dal 2012 al 2015, è stato votato all’unanimità dal cda del giornale diretto da Roberto Napoletano e tutti gli altri giornali, adesso, vogliono fare lo stesso.

Niente all’ombra, tutto al sole! A ciascun giornale il suo magistrato. Moiro Orfeo detto Orfei, per non sbagliare, vuole portarsi al Tg1 – alloggiandolo dentro un camper parcheggiato nei vialetto di Saxa Rubra – nientemeno che Luigi De Magistris.

Niente all’ombra, tutto al sole! Incurante delle obiezioni del più bravo tra i più bravi degli inviati, ovvero Fritto Frittella, che dice – “ma ormai è sindaco di Napoli, non ha più le manette!” – fedele alla sua vocazione circense, Moiro, predispone anche una gabbia tra i desk della redazione dove far ruggire il fiero Giggino e poi tenerlo buono con bistecche doc, tutte di carne buona proveniente da Laterina, “altro che chianina!”.

Niente all’ombra, tutto al sole! Tutti come il Sole! Non può certo sottrarsi al richiamo del magistrato il Corriere della Sera. Avvilito per non essersi assicurato Colombo, Lucianino Fontana, direttore di via Solferino, punta deciso verso Piercamillo Davigo cui offre, oltre la presidenza dell’organismo di vigilanza, anche quello dei vigilantes.

Niente all’ombra, tutto al sole! Davigo che sa tutto, vede tutto ed entra dappertutto – in qualunque sito, pur con l’aiuto di ogni dito – alla testa di un manipolo di armati fa irruzione in sala Albertini dove scova Joe Servegnini detto Lucy intento a fabbricare fake news su Matteo Renzi, reo di averlo abbandonato in un ramo del Lago di Como alla mercé del peggiore dei Don Rodrigo, ovvero Urbano Cairo che non solo gli rifiuta le ricevute del casello autostradale Milano-Crema, ma gli nega il rimborso per i proverbiali impermeabili da rattuso.

Niente all’ombra, tutto al sole! Anche Maurice Molinarì, primula primola del giornalismo di establishment e di governo, apre la caccia per aggiudicarsi un magistrato alla Stampa. Evita i sabaudi e – ascoltato il parere del numero uno, il celebrato Marcel, ovvero Marcello Sorgi – ruba il veneziano Carlo Nordio al Giornale per collocarlo come primo sorvegliante al Lingotto, alle prese con le diatribe di casa Agnelli, non ultime le controversie tra le tifoserie ultrà e i viado all’occorrenza sempre disponibili a dare una mano negli spogliatoi della Juventus.

Niente all’ombra, tutto al sole! Tutti come il Sole! Non può essere da meno Marione Calabresi, incautamente direttore di Repubblica, che infatti riesce a far trasferire a largo Fochetti l’intero Csm, la pretura di Cuneo e perfino la Procura di Napoli giusto per potere godere alle riunioni di redazione della presenza di Henry John Woodcock e finalmente spassarsela coi racconti di Vallettopoli e poi ancora il Savoiagate, giusta nemesi inflitta al re nel giornale dell’unico vero sovrano d’Italia: Eugenio!

Niente all’ombra, tutti come il Sole! Ma anche meglio del Sole! Ed è con grande orgoglio, non senza commozione, che Il Foglio – folgorato sulla strada della legalità, facendo ammenda di tante sbandate – può dare notizia dell’arrivo in cda di Antonio Ingroia, l’ex pm da cui deriva la parva favilla che seconda la gran fiamma della verità sulla trattativa Stato-Mafia.

Niente all’ombra, tutto al sole. L’ex pm, accolto al suo arrivo in quel di Trastevere da una parata di abbonati del Foglio, tutti reo-confessi ma pentiti di aver riflettuto con gli articoli di Giuseppe Sottile e riso con le vignette di Vincino, ha comunque voluto sorridere svelando una clemenza perfino eccessiva.

Niente all’ombra, tutto al sole! Pur non rinunciando all’impiego procuratagli da Rosario Crocetta, Ingroia ha assicurato l’intera assemblea dei redattori e dei collaboratori del Foglio di non essere venuto solo per svolgere il mero compito d’amministrazione e di controllo, ma anche quello d’indirizzo e consulenza sulle scelte editoriali anche in continuità con lo stile dissacrante del giornale fondato da Giuliano Ferrara e diretto oggi da Claudio Cerasa.

Niente all’ombra, tutto al sole! I poster, per esempio – quella sequenza dei ritratti di Silvio Berlusconi in tutte le fogge, o il Royal Baby, recentemente – vanno senz’altro ripresi. Cambiando il soggetto, va da sé. Non più il Cav. o Matteo Renzi, bensì un faro della legalità: Massimuccio Ciancimino. Niente all’ombra, tutto al sole!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    28 Gennaio 2017 - 17:05

    Grande, come al solito, Novecolonne, alias Buttafuoco. Ho un piccolo suggerimento, vista la corsa al cosiddetto "Organismo di vigilanza", con a capo i magistrati: i giornali dovrebbero concedere più spazio ai lettori, le cui lettere dovrebbero essere il fiore all'occhiello e non come "Il Sole 24 Ore", ma vale per tutti i giornali, con spazi sempre più striminziti.

    Report

    Rispondi

Servizi